43 PAROLE CHIAVE, SCELTE PRATICAMENTE A CASO
1) bottiglie in figa. non si consumano sacchetti di plastica, e l’ecologia ringrazia.
2) braccio nella figa gratis. ma perché, adesso si paga?!
3) scopata dal cavallo. mi piace quest’immagine, del cavallo, che sceglie chi farsi.
4) 23 euro per i motorpsycho mi sembrano eccessivi,qualcuno sa dirmi qualcosa? ahahah, sei un genio….sono eccessivi sì, ma tu che cazzo cerchi online, cosa vuoi sentirti dire?!!?
5) a quanti kg tirare head radical tour. questa, giuro, non la capisco. non capisco due parole una di fianco all’altro.
6) andy bluvertigo testimonial shenker. finalmente hanno qualcosa di cui vergognarsi, oltre ai loro dischi.
7) ano rotto. ahahahahahah..che eleganza…
8) austria+vecchie+zoccole+troie. più.
9) buchi di culo spanati foto uomini. spanato, si usa per due cose. per una vite, e per un buco di culo.
10) canalis lecca cazzi. lei, non può mancare. mai.
11) cavallo scopa cicciona. anche qui, è il cavallo che decide. ed il cavallo, voleva una cicciona.
12) cazzi che pisciano. banali.
13) cazzi sfruttati. ahahahah…d’altronde, si lavora e si fatiGa….
14) cerco mini carillon amelie poulain. piccolo, lui, cosa ci fai in mezzo a cazzi sfruttati ed ai pony!?
15) come farsi scopare da un pony. essendo se stessi, naturali, e sinceri.
16) culetto aperto. carina, lei, col culetto aperto…
17) diciottenne in slip con la fica da fuori. come fa in slip con la fica DA fuori? è sbagliato grammaticalmente..
18) donne a fregna di fuori gratis. ecco, a fregna di fuori, invece, è giusto.
19) donne che pisiano e scopano. pissssiano…
20) donne che si infilano di tutto in fica. e non serve più mezzo sacchetto di plastica.
21) doone che si fanno scopare con cavalli. problemi nelle preposizioni semplici..
22) dove posso trovare i video di donne che fanno la cacca. su youtube, sicuro.
23) e il gusto pieno della figa. amaro “averne”….
24) elisabetta canalis http://rapidshare.com/files +or+http://rapidshare.de/files+or+www.rapidshare.com/files+or+www.rapidshare.de/files . tu sì che sai come trovare quel che cerchi
25) fighe antiche. ahahah…antiche, o all’antica!?
26) fighe dal pelo rosso. sandro, smettila…
27) fighe spaccate gratis. l’importante, sempre, è non pagare….
28) foto di vaggina pisciante. ma cche, sei dde roma!? che hai cambiato?! no, sto ancora co’ tu sorella…
29) foto elisabetta canalis che lecca il cazzo. reprise.
30) frandata significa. non lo so, ma per me anche questa è porno.
31) gara di ragazze che si pisciano in faccia video. alle olimpiadi…ma chi vince!? capacità orale!? resistenza?!
32) giudice di pace como + andy jonathan fender. l’hanno arrestato?!
33) grassottelle scopate nel culo. così simpatiche, ste grassottelle…
34) immagini ragazze porche che pisciano dalla figa addosso. tutto chiaro. tranne l’ultima parola..
35) locali smandrappone. ahahah…li voglio sapere pure io….
36) nane scopate a< sangue. ultimamente, noto una certa predilezione per le nane…
37) perche' a volte le scurenge puzzano di piu'. perché mangi la merda, dio santo.
38) video gratis di abbondanti pisciate e cagate femminili. abbondanti. le pisciate o le cagate?!?!
39) video illustrativo per inparare a camminare sulla ruota posteriore della bike. vuoi fare le impennate?! anzi, le inpennate!?
40) video porno gay estreme dilatazioni. estremissime…mi sa non dell’ombelico…
41) video porno gratis vescovo cazzone porcone. mi sa che non mancano, i video con vescovi…
42) videopompino a un cazzo piccolino. fa anche rima.
43) www. colleghedilavorotroie.it. ahahah…
VIVERE (E NON SOPRAVVIVERE) A COMO
non so se avete presente como. como, la città. la città di clooney, per intenderci. la città del lago di como. la città dove han tentato (e ancora ci stanno lavorando su) per ergere un muro di due metri di fronte alla riva, per evitare che il lago esondi (cosa che succede una volta ogni tre quattro anni). la città dove un agente della polizia locale ha sparato in testa ad un ragazzo di 18 anni, dopo averlo fermato, solo perché questo ragazzo non si era fermato ad un alt. la città dove, dopo un fatto del genere, l’assessore che aveva formato questa task force di vigili, non si è dimesso. como. la città del “bella como eh!? però, a viverci, ci muori”. la città con la più alta percentuale di voti del pdl in italia. la città per i signori, per gli anziani. non per i giovani.
in questa città, da un po’ di anni, cerchiamo di organizzare delle feste, sotto il nome di Le Torte Fatte In Casa. da un anno, circa, siamo in cinque, a farlo. cerchiamo di fare cose oneste, non strabordanti, non fuori dalle righe, ma accessibili, oneste, diverse dal resto che c’è in giro. ognuno di noi ha i suoi casini, i suoi problemi, le sue priorità. non ne facciamo un lavoro, e quando a fine serata vediamo quanto ci è rimasto in tasca, ci rendiamo conto che il risultato non sempre coincide con quanto ci abbiamo speso, in termini di tempo e dedizione. ma non è il nostro lavoro, e quindi ci va bene così. abbiamo fatto delle feste, in passato, in cui ci siamo trovati addirittura a rimetterci noi, di tasca nostra, e con le cantine piene di bevande, che ancora sono lì. non è per far le vittime, ma è per raccontare le cose come stanno.
abbiamo portato un pullman di persone a milano, pagandolo noi in parte, per permettere a tutti di venire ad una nostra festa al tunnel, abbiamo portato, anni fa, una trentina di tende ad erbonne, mettendo musica fino all’alba. ed al termine di quella festa, me lo ricordo bene, perché eravamo solo in tre ad organizzarla, il nostro saldo positivo era di 200 euro a cranio, e dopo una certa ora della notte, quando avevamo capito che avremmo chiuso almeno in pareggio, il braulio al bancone era offerto a tutti.
quello che è successo nell’ultimo anno, è che abbiamo alzato il livello: abbiamo iniziato ad organizzare feste nei locali, abbiamo iniziato a pensare alle videoproiezioni durante la serata, abbiamo cercato di organizzare feste a tema, abbiamo avuto l’idea dei muffin a fine serata, dando un senso ed una logica ad un nome, Le Torte Fatte In Casa, che era nato in maniera un po’ anomala.
il livello, non so se solamente perché alzato da noi, ma un po’ di merito me lo prendo, è aumentato in generale, va riconosciuto: anche altre persone che organizzano feste a como, hanno iniziato ad impegnarsi di più, a curare alcuni dettagli, a migliorare l’offerta del prodotto. e questo, a parte stimolare la concorrenza e la voglia di fare di più e meglio, è un bene per tutti quelli che ci vanno, a queste feste.
dopo la nostra festa di luglio, alla cava di pusiano, ci siamo fermati ad analizzarla: c’erano 1600 persone (quando siamo arrivati a 1500 paganti, abbiamo mollato il conto, perché l’obiettivo era raggiunto), non ho sentito particolari lamentele, non c’è stata una sola rissa, c’è stata bella musica, c’è stata gente presa bene, c’è stato tutto quello che volevamo. un successone.
ed è sull’onda del successone, che sono arrivati i problemi. perché abbiamo deciso che la prima festa della nuova stagione, avremmo dovuto farla a como. perché era giusto così, per seminare quanto raccolto, per ritrovare il consenso che c’era stato in cava a luglio. perché comunque, che ci piaccia o no, almeno per ora, il nostro ambito naturale, è questo, como.
abbiamo deciso quindi che l’avremmo fatta a como, e tutto ciò nonostante il fatto che, senza far nomi, avevamo già una location molto interessante, a milano città, zona navigli, pronta a farci organizzare una serata nel weekend.
ed è a como, che ci siamo scontrati, nuovamente, con ciò che già sapevamo: la difficoltà, l’impossibilità di organizzare qualcosa a como. perché como è una citta chiusa, piccola, per vecchi. perché la gente si rintana nei cinema da 12 sale, nei birrifici da 2000 coperti, nelle discoteche da ingresso con 15 euro e camicia. ed il centro, è morto. chiudono locali perché quelli del palazzo di fronte non riescono a dormire, arriva la polizia a far retate, perché quei locali non piacciono bene, perché a como la gente deve dormire, non deve stare in giro la sera. se vuoi stare in giro la sera, prenota un bel tavolo da quattro. su 2000 coperti, un posto per quattro, dovresti anche trovarlo.
ed i problemi che abbiamo avuto noi, li hanno avuti anche altre persone in estate (penso al partycolare), in preda a controlli, a regolamenti da rispettare, a mille cose da far coincidere, che basta che ne vada male uno, e un mese di organizzazione va a farsi fottere.
se a como hai il culo parato, hai i permessi comunali, o qualche appoggio dalla polizia locale, puoi fare una festa in pieno centro, in mezzo alle case, con seicento persone, e non una persona ti verrà a dire niente (nulla contro chi ha organizzato una cosa del genere, anzi, solo un bene, perché amplia l’offerta). se però ci sono cinquanta persone fuori da un bar all’una, scattano le retate, la settimana successiva.
noi, abbiamo cercato di farla a como, dicevamo, la festa. avevamo bisogno di un locale abbastanza grande, e che credesse in noi; quanto usato in passato, non andava bene. e oltre al fatto che noi stessi in primis abbiamo un’esigenza di cambiare, di offrire sempre qualcosa di nuovo, dall’altra parte, c’erano o locali troppo piccoli per le persone che potenzialmente verrebbero (music sound) o con cui ci son state troppe divergenze (king a grandate).
abbiamo pensato a tutto. ci siamo rivolti ad un pr, che lavora tra varese e milano, e che aveva qualche conoscenza a como. in questo caso, grandissima disponibilità da parte sua, che neanche conoscendomi, mi ha chiamato, mi ha informato, si è sbattuto per me…noi pensavamo ad un locale in un paesino limitrofo a como, ma ci è stato risposto che è in ristrutturazione, cambio gestione, e che comunque, quando aprirà, sarà un locale di livello alto, per “fighetti”. ci han proprio detto così, come bloccare un discorso ancora prima che nasca. questo, evidentemente, deve essere il trend: se vuoi farci i soldi, apri un bel locale per fighetti, che qualcosa porti a casa. come se già, i pochi locali di como, non fossero oltremodo standardizzati, tra l’altro.
ad un certo punto, dietro consiglio di un amico, l’abbiamo tentata grossa: abbiamo cercato di capire se fosse possibile organizzare una festa in un padiglione nella provincia di como, di una struttura di cui non farò nomi, ma che qualche anno fa si chiamava *LM*P* (a simbolo uguale corrisponde lettera uguale). c’era la possibilità di organizzare una buona cosa, noi avevamo dato piena disponibilità per inserirci all’interno di una fiera, fornendo un prodotto ad hoc. solo che. solo che, nonostante il nostro interlocutore fosse una persona della mia età, nonostante fornissimo un prodotto in linea con la fiera in questione sia per tematiche che per fasce di età, ci siamo scontrati sul lato economico. perché (non me ne voglia, fa il suo lavoro), mi è stato fatto un continuo rialzo rispetto ai costi di affitto di un padiglione, facendomi notare che, dall’altra parte, c’era un privato che voleva lo stesso padiglione per organizzarci un evento legato alla samba, e al latino americano, e che offriva molti più soldi di noi. cosa c’entrasse, per un evento che coinvolge gente dai 18 ai 30 anni, il latino americano (senza nessuna offesa, per carità), faccio ancora fatica a capirlo. ma il “dio denaro” ha comandato, la festa la organizzeranno con una serata di balli caraibici, e noi siamo stati tenuti in ballo per un paio di settimane, perdendo solo tempo prezioso.
ecco, questo è quello con cui ci siamo scontrati. vorremmo organizzare qualcosa di bello, di notevole, a como, ma non è possibile farlo.
due settimane dopo, giusto per raccontervene un’altra, ci siamo incontrati con il proprietario di un locale in como città, che ha da pochissimi giorni cambiato gestione (non serve fare nomi né dare indizi, no!?). gli abbiamo spiegato chi eravamo, cosa proponevamo, e gli abbiamo chiesto se credeva in noi. dalla nostra, abbiamo messo un prodotto originale, che gli avrebbe portato tanta gente (e quindi tanti incassi), e che avrebbe potuto far sapere a moltissime persone, di qualsiasi ambito, che quel locale aveva riaperto, ed aveva cambiato gestione. quello che ci ha detto questa persona, in uno degli aperitivi più surreali della mia vita, è stato che lui non ama molto i giovani, che vuole che i frequentatori del suo locale abbiano almeno una certa età, che i giovani vanno nei locali per fare casino, che da lui c’è un arredamento di un certo livello, e quindi non può permettersi che ci sia il degenero, gente in piedi sui divani, e cose simili. ci ha detto che avremmo potuto organizzare qualcosa insieme, ma in un giorno che non fosse il venerdì o il sabato, e se avessimo fatto una certa selezione, un evento più di nicchia. la nostra risposta è stata “come non detto, amici come prima, in bocca al lupo”, anche se la mia speranza, neanche tanto segreta, è che quel locale vada di merda, è che venga a chiederci in ginocchio, tra qualche mese, di organizzare una festa da lui. giusto per il gusto di dirgli “sucamelo”.
ecco, questa è como. locali che cambiano gestione e che vogliono lanciarsi verso un target che è già saturo; persone che vendono al miglior offerente, fottendosene del prodotto che vanno ad offrire; gestori di locali che non amano i giovani, perché fanno casino.
faccio ora le premesse, a fine post, come non si dovrebbe fare. questo post è stato scritto per far capire per quale motivo soltanto ora, il 12 dicembre, ci sarà la prossima festa de Le Torte Fatte In Casa, a quasi cinque mesi dall’ultima. per far capire che il ritardo è dovuto alla nostra cocciutaggine nel volerla fare comunque a como, nonostante i problemi che vi abbiamo elencato. per spiegare che se nella nostra prossima festa, sabato 12 dicembre, l’ingresso sarà di 7 euro, senza la consumazione, tradendo in parte uno dei nostri obiettivi (far spendere alla gente il meno possibile), è perché l’aver trovato una location così particolare, ed il non esserci appoggiati ad un locale già preesistente, ci porta una serie di spese non indifferenti (affitto locale, noleggio impianto, siae, security, eccetera) in aggiunta a quelle che già avevamo, ed il costo di 7 euro è quello che possiamo permetterci per avere una modesta tranquillità di chiudere in pari.
avremmo potuto farla in uno dei pochi locali a como che ancora dà fiducia a feste di questo tipo, così facendo avremmo potuto spendere di meno di tasca nostra, rischiare di meno, e quindi abbassare i prezzi, o magari semplicemente guadagnarci MOOOLTO di più. ma abbiamo voluto rischiare, abbiamo voluto tentare qualcosa di nuovo, di originale, per alzare ancora di più il livello. questo, per il 2009/2010, è il nostro obiettivo. ed il nostro obiettivo inizia da una pista di go-kart, dalla disponibilità di chi la gestisce, da chi ha fatto questo flyer, da chi ha già iniziato a supportarci e ci supporterà, da sabato 12 dicembre, dagli sponsor e dal music sound, che gestirà il bar, senza i quali non potremmo farla, questa festa. so che è troppo facile, visto il tema della serata. ma Le Torte Fatte In Casa, tornano in pista.
LE ASTE AL RIBASSO reprise (con una mano sui coglioni, aggiungo)
ogni tanto, qualcuno mi chiede, come mi vanno, le aste al ribasso, se ci gioco ancora, se vinco, se perdo, eccetera. quando spiego cosa ho vinto ultimamente, la gente pensa chissà cosa, e devo sempre e comunque precisarlo, che ci sono le volte in cui non vinco, e nemmeno pareggio. e ci sono le volte in cui, per non perdere, me la devo sudare.
ad esempio, in questi mesi, mi è successa una cosa: c’era un sito, che tenevo d’occhio da un po’…mi sembrava che non ci giocasse nessuno o quasi, premi non irresistibili, ma si poteva tentare. Un giorno, a maggio, mi decido, e carico tramite paypal 100 euro di crediti.
dopo un paio di settimane, provo a lanciarmi in un paio d’aste (per un ipod touch e per un nokia), ma le mie scommesse venivano bruciate, e mi ritrovo con una ventina di crediti in meno, e con la convinzione di averci buttato cento euro, in questo sito. e come spesso mi capita in questi casi, ho deciso di liberarmente, con scommesse a culo, fatte all’ultimo momento, senza molta convinzione. è un modo di fare del cazzo, lo so, ma spesso faccio così.
di puro culo, in questi casi, vuoi per lentezza della mia connessione a scrocco, vuoi per lentezza del server del sito (pure quello, non era un buon segno), non riuscivo ad effettuare le mie scommesse a casaccio, perché il sito mi bloccava sempre prima con “asta terminata”. di puro culo perché, in tutti questi casi, a giudicare poi dal vincitore, avrei perso alla grande.
col passare dei giorni, è diventato, comunque, un sito di aste da non considerare, sia per i pochi premi messi all’asta, che per la scarsa fiducia che avevo riguardo al poterci vincere qualcosa.
poi, a fine luglio, ho visto un’asta, in quel sito, che metteva in palio 300 euro di gratta e vinci. non sono un appassionato, di questi così, ma mi son detto “secondo me, non ci gioca nessuno. quasi quasi, ci provo…”. ed infatti, a quell’asta, ci ho partecipato solo io, ed ho ovviamente vinto. In un colpo solo, quando nemmeno ci speravo, ero riuscito a vincere qualcosa, ed adesso tutto consisteva nel grattare questi 30 gratta e vinci da 10 euro l’uno, e nello sperare di trovare un premio complessivo almeno superiore ai 100 euro investiti a maggio, in maniera tale da non chiudere in difetto. questi gratta e vinci, non li ho mai visti: pochi giorni dopo la vittoria, mi è stato detto che me li avrebbero spediti a giorni, quindi verso metà agosto. non vedendoli mai, ho iniziato ad inviare mail, e con le scuse più assurde, tipo “mi scusi abbiamo avuto un disguido”, “mi scusi ma ad agosto abbiamo problemi con la consegna merci”, “mi scusi ma ad agosto la posta è aperta solo la mattina” (questa è incredibile, lo so!), mi han tenuto in ballo per un bel mesetto. fino a quando mi han detto che in realtà erano in trattativa per vendere la società, che l’avrebbero venduta a breve, e che i nuovi proprietari, a cui erano stati ceduti crediti e debiti, si sarebbero occupati di inviarmi il premio, di lì a pochi giorni. speranzoso, mi sono affidato a questo passaggio alla nuova società, passaggio che è stato a dir poco traumatico. dopo un paio di mail, al termine delle quali la persona con cui mi rapportavo mi ha detto “inviati i gratta e vinci. gentilmente, non appena li riceve, ci mandi un feedback ed una foto col premio, la metteremo nel sito” (non c’è niente di peggio al mondo che essere presi per il culo così!), si è passati, direttamente, al NON rispondere, alle mie mail. mail che, per inciso, erano pressanti, pedulanti, minacciose, logorroiche.
quando ho capito che non mi avrebbero mai risposto, ho iniziato a scrivere ai precedenti proprietari del sito, di cui avevo un’altra mail perché tutt’ora proprietari di un altro sito, abbastanza famoso. dopo le prime rassicurazioni, circa il fatto che il premio mi sarebbe arrivato dai nuovi proprietari, ho incominciato ad incazzarmi coi vecchi: perché i 100 euro di crediti li avevo dati a loro, perché il giorno successivo alla vincita avevo pagato a loro le spese di spedizione, e perché erano stati loro, per un mese, ad inventare scuse per ritardare il pagamento.
un altro tira e molla, di un mese. i vecchi proprietari mi rassicuravano sui nuovi, e mi dicevano di pazientare, io tiravo bestemmie da entrambi, i vecchi proprietari mi rispondevano, dai nuovi, scena muta.
quando, al colmo della rabbia, mi è stato consigliato di effettuare una denuncia alla guardia di finanza, ho scoperto un mondo nuovo, quello dedicato alle frodi telematiche: un nucleo di finanzieri, a roma, che si possono contattare via mail, fax, o telefono, che si occupano di questo ambito. ho provato a chiamarli con poca convinzione: erano le due e mezza di pomeriggio e, lo ammetto, mi son detto “sì, ma sti romani, a quest’ora, staranno ancora a magnà”. e al sesto squillo a vuoto, che stava confermando il mio pensar male, mi han risposto. la cosa assurda è che non appena ho iniziato a spiegare il mio caso, parlando di aste al ribasso, non ho ricevuto il più classico dei “eh!??!”, ma mi è stato detto “attenda un attimo, le passo il mio collega specializzato in questo settore”.
quel che è successo dopo, è che mi è stato consigliato di stampare tutto, scambi di mail, ricevute, schermate dell’avvenuta vincita, e andare a milano, dove esiste una sezione di questa squadra, e fare denuncia.
non ce ne è stato bisogno, non per il momento: ho mandato una mail ai vecchi proprietari, facendo riferimento al fatto che avevo contattato la guardia di finanza, è bastato dire che erano stati loro, i vecchi proprietari, due settimane fa, a propormi un compromesso (paypal le rimborsa i 100 euro per mancata consegna merce, noi pagheremo la differenza di 200 euro), e tempo cinque minuti mi son ritrovato nella casella della posta in arrivo una mail dell’amministratore del sito di aste.
guarda caso, ogni tanto è vero che la divisa può tanto, mi chiedeva il mio iban, per effettuarmi un bonifico di 200 euro, che andasse a colmare il mio guadagno dovuto alla vincita dei gratta e vinci, mentre, come confermato, per i 100 euro mi sarei dovuto rivolgere a paypal.
ecco, tutto ciò, questo guadagno, mi è costato una settantina di mail, la perdita di una ventina di capelli (che però, in percentuale, rappresentano una quantità da non sottovalutare, credetemi), ed il fatto che, al 16 novembre, dopo circa 115 giorni, non ho ancora avuto i gratta e vinci (ma chi li voleva!) né i miei soldi. ma, toccandomi i coglioni, a sto giro, sono speranzoso.
I PERTURBAZIONE. ED IL CARIGNANO COL TALEGGIO
i perturbazione, in giro, non li si vedevano da un bel po’. più di due anni, almeno, da queste parti (escludendo, ovviamente, “le città viste del basso”). l’ultima volta, se non ricordo male, fu al transilvania, con in più intervista a due di loro (uno dei due ha lasciato il gruppo, spero che le due cose non siano direttamente correlate), con in aggiunta prova+concerto dei marcilo agro…
i perturbazione, in attesa del nuovo disco, che dovrebbe uscire primavera 2010, sono in questi giorni impegnati in una serie di concerti in giro per l’italia, in un mini tour chiamato, molto intelligentemente, “preliminari tour”.
qualche giorno fa, in radio, quel che ha detto il cantante, era che dato che era un bel po’ di tempo che non erano in giro, sembrava giusto organizzare questo mini tour per riprendere contatto con il pubblico, con i concerti, e per ritornare in pista, togliendosi la polvere di dosso: ed infatti, prima canzone del live in diretta radio, e lui ha steccato completamente l’attacco del pezzo, tanto da dover interromperla e ripartire da capo.
ieri sera, dopo il miniconcerto per radio popolare, erano al magnolia di milano, seconda delle cinque tappe che l’avrebbero portati in giro per le principali città italiane.
1uando, giorni fa, rinunciai, per mancanza di compagnia, al concerto dei perturbazione in radio, mi dissi “beh, poco male, una settimana, e me li vedo al magnolia, in un contesto meno rigido (che piaccia o no si è comunque in diretta, ed i tempi sono contingentati) e più gioioso: in tale modo mi sentivo di non tradirli, i perturbazione: che ci siano dei momenti in cui li adoro, come degli altri in cui un po’ mi annoiano, non posso non riconoscere che, in fondo, li ascolto più da dieci anni, e che soprattutto lo faccio, me ne prendo i meriti, da quando non li conosceva un cazzo di nessuno (ho avuto, per due anni, anche un coinquilino dello stesso paese dei perturbazione.pure lui, conosceva sì i linea 77, ma i perturbazione, non aveva la minima idea di chi fossero..).
parlare del concerto in sé, però, per me non è facile. a maggior ragione considerando che ieri, al magnolia, non ci sono andato, perso com’ero dietro ad un carignano del sulcis.
non ne ho ancora parlato molto bene, ma mi sono iscritto, per un curiosità, ad un mini corso di introduzione al vino. ieri, occasionalmente al mercoledì, c’era la seconda lezione: ecco, dovrei parlarne dettagliatamente, di quel corso. ma magari non adesso.
siamo in pochi, in nove: due signori anziani, io michele michela e martina, un giovane con accento romano che non mi va molto a genio, e due ragazze. ed un professore. completamente fuori di testa. uno di quelli che ami, o odi. Arrogante, spaccone, con accento milanese. ha iniziato a raccontarci la storia del vino dagli egizi, ed è riuscita a raccontarla perdendosi via in mille rivoli, in mille parentesi, la metà ancora da chiudere, in aneddoti che non può non dire, il tutto contornato da riferimenti al niguarda, da parolacce, da imprecazioni, da paternali sul vino, sulla terra, sulla natura, sull’ecologia.
io, personalmente, lo amo: inizia un discorso, alle 20,30, dicendo di cosa si parlerà durante la lezione. poi si distrae per un attimo perché qualcuno dice qualcosa sui tappi di plastica, e ci dice “apro una piccola parentesi: tappi di sughero vs. tappi di plastica”. e quella parentesi, la chiude una buona mezz’ora dopo, dicendo “e dire che non ne dovevo neanche parlare, dei tappi”.
dovrebbero essere due ore, dalle 20.30 alle 22.30, eppure ieri abbiamo finito alle 23.20, ed io non ero in condizioni psicofisiche per andare ad un concerto che probabilmente sarebbe stato già a metà.
ieri, mentre facevamo i primi assaggi, di un freisa d’asti e di un gragnano, di fronte ai nostri commenti sui vini e sugli abbinamenti, ci diceva: ecco, scoprirete il gusto di andare in un posto per bere un buon vino, o magari per un abbinamento particolare, e riscoprirete il gusto di mangiare. Io non glie l’ho detto, in quel momento, magari avrei dovuto. quel che era successo, due minuti prima, era che, per la prima volta in vita mia, per assaggiare l’abbinamento, ho mangiato la parmigiana di melanzane, cosa che ho sempre schifato con tutto me stesso.
ecco, ha detto di provarla col gragnano, l’ho provata, e due minuti dopo, a bicchiere finito, ero lì intenta a finirla, la parmigiana. ora, presumo voi già lo sapeste, e l’unico deficiente ad ignorarlo fossi io..ma lo sapete che la parmigiana è proprio buona?
quando poi ho visto che erano le undici, e stavamo procedendo con l’analisi del quarto vino, ho capito, nonostante la semi sbronza, che ero riuscito a perdere anche questo concerto.
a mia parziale scusante, c’era il fatto che non potevo alzarmi in quel momento e dire “scusami, devo andare”. a mia parziale scusante, c’era che il quarto vino, l’ultimo, solitamente è quello più buono, più pregiato, più particolare. a mia parziale scusante c’era che, nonostante non fossi praticamente riuscito a sentire nessuno degli odori di cui parlava il professore, l’odore era straordinariamente buono. a mia parziale scusante, c’era che sul piatto era rimasto un pezzo di taleggio, e che bere quel bicchiere di vino con quel taleggio è stata un’esperienza quasi mistica. per dire, quell’abbinamento era talmente incredibile che ho detto alla persona di fianco a me di provarlo, questa persona, che per ingordigia (non faccio nomi su chi fosse) aveva già finito il taleggio, mi ha detto che non poteva, ed io, addirittura, ho ceduto un pezzo del mio taleggio per farglielo provare. perché il livello di squisitezza era tale che avrei proprio dovuto odiarlo, per non concedergli un’occasione simile.
tipo che se avessi potuto, avrei chiesto una bottiglia di quel vino, un etto di taleggio, e me ne sarei stato tutta la serata lì, seduto, come un imbecille, a godermela. sto invecchiando, lo so. ma i perturbazione sono gente in gamba, e capiranno.
LA GRATITUDINE (ovverosia, parole chiave della settimana)
categoria NON PORNO
era la più grassa puttana che mai avessi+il senso di sgalambro. beh, non credo che avesse un senso particolare. è solo il verso di una canzone, a mio parere neanche tanto criptico.
d3loo's msn block checker vista. no beh, chiaro.
definiamo quindi neo sensibilismo. il nostro modo….
canzone che carolina ascolta le cuffie quando vede massy amore 14. dà soddisfazione, dopo cinque anni di blog, sapere che qualcuno finisce qui cercando cose relative al film amore 14…
cerco titolo canzone spot mentadent 2009. la troverei di sicuro…
baguette e omelette milano. chiaro, magari, invertendo i nomi…
amaro braulio compilation cd. se c’è un cd, lo voglio…
arimayo tageneshi. oramai è entrato nel mito…
foto di ragazze vestite da nico robin one pis. eh?!?!
rapporto decimetro metro. domande difficili eh…
perche schiacciando il freno si accendono le luci ant? perché ti sei seduto all’indietro, coglione.
la colazione tipica ke fanno i portoghesi. guarda, verosimilmente sarà qualcosa fatto alla griglia…
morto decomposto. allegria…
piccione crocifisso. per chi volesse approfondire, qui…
ricollocare le colonne di excel in altro foglio. cose difficili…
www. youtubebarletta . it. sito del mese…
treno brescia paris bercy. già entrato nel mito…
categoria PORNO
è sempre lui, o questa pratica è di moda!?
autopompini video.
video autopompini.
autopompini.
trans autopompino.
video porno autopompini. non porno, sarebbero difficili. a meno che non siano pompini mentali. in quel caso, allora l’autopompino sarebbe anche più facile, credo…
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15enni pompinare.
16enni nculate. questo è di napoli..
16enni troie ke fanno pompini.
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17enni arrapate di cazzo. arrapate di cazzo è geniale..
17enni in calore tube porno.
17enni scopate.
17enni troie.
16enni nude pictures. è arrivato il poliglotta..
diciottene pompinare.
porno foto di ciotenni pompini. il genio! di ciottenni.
la meglio gioventù (ma anche no)
grasse vecchi che scopano.
nonne che chiavano i nonni tube. non fa una piega…ognuno vada con quelli della sua età…
nonne-zoccole-ciccione. -puzzone-allegria.
pensionate troie nude. quando la pensione non basta per arrivare a fine mese
scopare nel culo di una vecchia. più stato in luogo di questo non ce n’è. come far sentire importante una donna..
scopata con vecchia settantenne in figa. anche questa….
vecchie zoccole pompinare.
video porno nonni in pensioni gratis. ma i video sono gratis, o i nonni sono andati in pensione gratis!?
scopata con vecchia settantenne. anche perché, settantenne giovane, è difficile..
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fari allo xilitolo. sei un fottuto genio….allo xilitolo…i fari sbiancanti.
il meglio del meglio della settimana (aka, la gratitudine parte II)
dove posso trovare un po di figa gratis. piccolo, povero lui….ma te la trovo io, ma scrivi, ma chiamami, cerco di fare qualcosa, caso mai ti pago una escort, e poi faccio finta che sia innamorata di te, tipo berlusconi.
VIVA LA TECNOLOGIA (ovverosia SE SEI “FUORI” PASSA IL VOLANTE)
io sono un grande amante, della tecnologia. non parlo delle cose astruse, di quelle legate ad una certa elite, al “nerdismo”, ad una serie di applicazioni ancora sconosciute ai più, e che magari permettono di fare cose incredibili.
parlo della tecnologia di massa. parlo di quanto dia soddisfazioni il poter collegarsi ad internet con un portatile e utilizzando un wireless gratuito, e magari approfittarne per guardare una partita che sulla tv viene data solo a pagamento. parlo delle mille funzioni più o meno inutili, ma sicuramente molto appetibili, dell’iphone, tipo riuscire a recuperare e localizzare dove è stata parcheggiata la macchina la sera prima (questa, seppur una stronzata, mi ha colpito molto, avendo avuto più volte la necessità di ritrovare l’auto perduta). parlo del conoscere in anticipo e con una discreta precisione che tempo farà in quella determinata località quel giorno. parlo della possibilità di effettuare pagamenti a chiunque, in pochissimo tempo, ed in maniera abbastanza sicura. parlo del poter viaggiare ad una velocità incredibile (senza muovere il culo oltre i due metri da terra, questo lo aggiungo io).
la cosa che più mi dà fastidio, è quando la tecnologia, anche quella base, viene utilizzata di merda. una cosa che odio, ad esempio, sono i pannelli elettronici, in autostrada e in superstrada. mi aspetterei che, nel 2009, possano essere aggiornati in pochissimo tempo, spazio di minuti, per fornire un servizio utile agli automobilisti.
ogni volta che vado al lavoro in macchina, all’altezza di cormano, poco prima di fare i miei pochissimi chilometri di autostrada giornalieri, leggo sempre la stessa cosa: per brescia, coda uscita sesto san giovanni. sempre. che ci siano due chilometri di coda, o che non esista, il cartello c’è, sempre e comunque. va bene che la mattina la situazione è variabile, però siamo nel 2009, non è possibile che mettano un cartello attivo alle sette di mattina, e non lo cambino fino alle dieci, anche perché io, se sapessi che quei cartelli sono reali, e con informazioni modificate in tempo reale, potrei scegliere, in caso di coda, di compiere un altro tragitto.
un altro cartello che non sopporto è: PER INFO IN TEMPO REALE SU TRAFFICO, WWW . AUTOSTRADE . IT . ora, ok che siamo nell’era dell’iphone (provate, però, a mandare anche solo un sms, con l’iphone, mentre state guidando), ma a me non me ne fotte un cazzo che sul vostro sito ci siano le info in tempo reale. Io in questo momento sono al chilometro 35 della bergamo milano, e voglio sapere se tra dieci chilometri dovrò farmi l’autostrada a passo d’uomo, o se invece, per puro miracolo, non c’è traffico. il problema è che queste frasi, degenerano sempre più: ieri mattina, in preda a fastidio incontrollabile verso i miei genitori, mi son svegliato, e ho deciso, dopo pochissimo, di andare a milano. ero in superstrada e, ad un certo punto, il solito cartello elettronico: PERSONALIZZA LA TUA NOTA SPESE SU WWW . TELEPASS . IT . non ho avuto neanche il tempo di rimuginare un po’ su sta frase, che girata la curva ho dovuto piantare una frenata della madonna, perché c’era una coda di due chilometri, dato che la superstrada, dopo poco, era chiusa, e tutto il traffico convogliato sull’uscita di cormano. ora, io dico, ma porco dio (quando ci vuole…), da qui a due chilometri c’è la superstrada chiusa, con relativo incolonnamento epocale (ma che cazzo ci fa la gente a mezzogiorno e mezzo della domenica in superstrada?!), e tu mi parli di personalizzare la propria nota spese sul sito del telepass?!?! ma siete imbecilli!??! ma non lo sapevate che c’era la superstrada chiusa, l’han chiusa tre minuti fa?
poi vabbè, a ciò, vanno aggiunti le scritte sociali, nelle quali non sempre c’entra l’anas, ma che vengono scelte dai consigli comunali con la convinzione che possano avere un effetto benevolo sugli incidenti stradali. ad esempio io leggo sempre, a milano, “SE SEI ‘FUORI’ PASSA IL VOLANTE AD UN AMICO”; il classico cartello che lo leggi e:
a) se sei praticamente sobrio, pensi “ma dimmi te sti imbecilli, credono sul serio che cartelli così servano a qualcosa?! mettete i taxi a metà prezzo, e poi vediamo se la gente prende ancora l’auto.
b) se sei ubriaco, nemmeno lo vedi, il cartello, lo bruci in un’accelerata.
c) se sei ubriaco, e vedi il cartello, ti distrai quel secondo di troppo a mettere insieme le parole, e magari fai danni.
d) se non sei in auto da solo, ed il tizio di fianco è messo peggio di te, pensi “bel consiglio di merda, passare il volante ad uno in coma etilico”.
e) se hai preso un fungo, cerchi in senso letterale di staccare il volante, e passarlo all’amico.
f) se sei il sottoscritto, pensi “merda, io odio sti cazzo di cartelli”, appena metto in piedi un discorso sensato, ci faccio su un post.
LE FIGURE DI MERDA (all around the world)
CI SONO UNA PADOVANA, UNA SPAGNOLA, E…
dopo averne parlato per un po’, nei mesi scorsidella ricerca di una coinquilina, non ho più affrontato l’argomento. alla fine (ma proprio alla fine nel senso di “last minute”) abbiamo trovato queste due ragazze, una spagnola, ed una padovana, e abbiamo preso loro. in questo mese di convivenza, si sono creati una serie di stereotipi: io e tosh siamo sempre, fissi, davanti al computer, in cucina, che non ci parliamo tra di noi, e loro, entrambe, parlano una lingua pressoché incomprensibile. l’altro giorno, ci pensavo su, ed immaginavo questo dialogo, più vero che verosimile:
casa mia, sala da pranzo, tardo pomeriggio, buio fuori, rumori di tastiere di computer, luce degli schermi che altera la luce del lampadario. due persone sedute al tavolo, ognuna di fronte al proprio portatile, me e tosh.
(senza mai staccare gli occhi dal monitor)
me: “tosh, hai visto sto video?”
tosh: “no, quale!?”
me:” te lo mando…“
tosh: “manda manda.. “
me:” …… “
tosh: “…. “
me:” …… “
tosh: “ma hai letto quell’articolo su quella cosa assurda successa ieri? “
me:” quale?“
tosh: “ quella nel sito del corriere..“
me:” ah ok, sì, l’ho letta stamattina..“
tosh: “ ok …“
me:” ….“
tosh: “…. “
rumore di chiavi nella serratura di casa, e pochi secondi dopo una delle coinquiline entra in cucina (me e tosh senza staccare gli occhi dal monitor):
(me e tosh senza staccare gli occhi dal monitor)
conquilina: “ciao ragazzi!!”
me:” ciao “
tosh: “ciao “
coinquilina: “come state!?”
tosh: “…. “
me:” ….“
tosh: “bene.“
me:”come lui“
conquilina: “vabbè, vado di là!!”
tosh: “…. “
me:” ….“
dopo cinque minuti
(me e tosh senza staccare gli occhi dal monitor)
me:”chi era?”
tosh: “chi era chi? dove? il video di prima!?”
me:”no, prima, ci hanno salutato….”
tosh: “ahhh”
me:”chi era delle due!?”
tosh: “non lo so, non ho guardato chi fosse, stavo facendo una cosa…“
me:” ….“
tosh: “…. “
me:”neanche io“
tosh: “…. “
me:” ….“
tosh: “però, mi sembrava che non parlasse bene italiano….“
me:” ….“
tosh: “…. “
me:”tosh, nessuna delle due, parla italiano, quindi potrebbero essere entrambe..“
tosh: “in effetti…“
me:”già.“
tosh: “vabbè….hai visto che hanno aggiornato spinoza?!”
me: “sì, ci sono entrato prima, ma la metà di quelle le pubblicano su twitter nei giorni precedenti….”
tosh: “ok..”
me: “…..”
tosh: “…..”
(ad libitum)
QUESTA ROBA NON E’ GELATO [cit.]
ieri mattina, dopo una giornata di crampi allo stomaco che mi aveva costretto a lavorare da casa, sono tornato al mio luogo di lavoro, e la sensazione è che tutti i problemi si fossero congelati nella giornata precedente, per esplodere al mio ritorno, al martedì: già alle dieci di mattina mi avevano parlato di quattro cose diverse, di cui non ero assolutamente a conoscenza, e che prevedevano risposte rapide, e soprattutto corrette.
ad un certo punto ero lì, stravaccato sulla mia sedia, tipo caccamo ai tempi di mai dire gol, o anche tipo me il giorno della mia laurea (allegherei reperto fotografico, ma anche no), e sento all’improvviso un brutto odore: mi concentro, e mi rendo conto che mi puzzano i piedi. la differenza, rispetto ad un normale odore di piedi, è che sento un leggero retrogusto (occhio che qui si parla di cose da intenditori) di taleggio. cerco di concentrarmi su altro, ma continuo a sentirlo, e non riesco a non pensare una serie di cose: penso che per fortuna, mia e del mio collega, che quest’ultimo oggi lavora dalla sede di cernusco SN, e così lui non deve sopportare questo fetore, ed io non devo imbarazzarmi. penso che sì, anche se non dovrei spendere soldi in questo modo, sia giunta l’ora di comprarsi un altro paio di camper, in maniera tale da fare una rotazione (o un turn-over, che fa molta più scena) più massiccia delle mie scarpe da lavoro. inizio a pensare a ciò che mi ha detto un mio amico, e che mi ha confermato pochi giorni fa un altro, e cioè che bisogna essere proprio degli imbecilli per mettere un paio di camper con un completo, e al fatto che con un completo ci vorrebbero un paio di scarpe con la punta e col tacco, scarpe che io, come direbbe mughini, aborro. penso, infine, che se nuove camper devono essere (e saranno), allora che vadano comprate a londra, dove ho visto, uno dei pochi esempi al mondo, che c’è un risparmio reale su questa marca (scarpe che qui costano 135, lì si trovano a 95/100 sterline). tutti questi pensieri, mi attraversano la mente facendo a pugni, e perdendo ovviamente, con questo tanfo simil-taleggio, formaggio tra l’altro del quale sono ghiotto (fabione potrà confermare). o perlomeno, del quale ERO ghiotto.
quando, dopo dieci minuti, il tanfo diventa insostenibile,decido di tastare con naso: vado in bagno, poggio un piede sul termosifone, mi tolgo la scarpa destra, la annuso, e non sento particolari odori. chiaro, profumo di violette non è, ma nemmeno odore di taleggio vomitato da uno schifo d’uomo. mi rimetto la scarpa destra, poggio la sinistra, e faccio le stesse mosse: slaccio, tolgo dal piede, ed annuso: eccola, la puzza di taleggio. ci metto due o tre secondi, in cui mi chiedo come cazzo sia possibile che il piede sinistro puzzi dieci volte tanto quello destro, penso anche al mancinismo nei piedi, poi dopo questi due secondi, vedo la traccia marrone lasciata sul termosifone: avevo semplicemente calpestato una bella merda, tra l’altro una delle più puzzolenti con cui avessi mai avuto a che fare.
di culo, nella sfiga, mi va bene: grazie al mio proverbiale disordine, in auto avevo un altro paio di camper: prendo un rotolone di scottex (fanculo la preservazione degli alberi!), una bottiglia d’acqua (fanculo i popoli che muoiono di fame!), vado in macchina, e fuori dalla portiera, cerco di salvare il salvabile. provo a concentrarmi su altro, sulle foto del calendario di kelly andrews, sul fatto che finalmente ho vinto la mia seconda partita al fantacalcio, e son passato da ultimo a penultimo, sulla trasferta di due giorni di settimana prossima, ma non riesco a sentire altro che quella proverbiale puzza di merda, e prometto a me stesso che non mangerò più taleggio per almeno un anno.
seduto al posto passeggero, cerco di eliminare il grosso con acqua e tre quintali di scottex, cercando di resistere ai conati di vomito. ad accompagnarmi, una raffica di bestemmie, verso di me, verso l’animale che ha potuto produrre un simile scempio, e verso le camper, che hanno la suola della scarpa più arzigogolata e piena di anfratti al mondo; una signora, non so se per caso, o attirata dalle bestemmie, si affaccia, da un balcone del condominio che confina con il mio ufficio, ed io, dopo che la scorgo, abbasso un po’ il tono di voce, ed inizio a pensare “maledetta troia, lo so che sei tu che hai dato da mangiare quintalate di taleggio a questo cazzo di gatto che ha fatto questo scempio, che tu possa morire”. il mio capo, infatti, sostiene che questa merda, a giudicare dall’odore, e considerando gli animali che ci sono nei giardini attorno allo stabilimento, altro non può essere che puzzolentissima merda di gatto, probabilmente a tanto così dal morire per problemi di intestino.
ovviamente, siccome non c’è limite alla sfiga, ed io, prima di accorgermi che quel tanfo non fosse tutto merito (li avevo sopravvalutati, evidentemente) dei miei piedi, avevo fatto passare una buona mezz’oretta in ufficio con quelle scarpe, col risultato che avevo lasciato tracce di quello schifo pure sulle rotelle, su cui poggio i piedi, della mia poltrona.
che fosse dovuto a quello, o più semplicemente al fatto che avessi convissuto con quel maledetto odore per troppi minuti, fatto sta che, nonostante il cambio delle scarpe, nonostante il cambio della sedia, nonostante una spruzzata consistente (fanculo il buco dell’ozono!) di deodorante per ambienti, nonostante le finestre aperte al tre di novembre, c’erano due cose che non si levavano dalla mia testa: una era ovviamente il tanfo di taleggio andato a male, l’altra era la canzone di bugo, quella che fa “ho messo un piede sulla merda” (e che ancora adesso, a quasi un giorno di distanza, sto canticchiando in testa).
a tutta questa storia pensavo ieri sera, perché mentre ero alla mia prima lezione base di avvicinamento al vino (la chiamano così), il professore fuori di testa ci faceva una testa così sull’importanza di sentire gli odori, di saperli riconoscere, di allenarsi cercandoli nella vita di tutti i giorni, gli odori. per farci allenare, prima della degustazione (quattro vini ed un piatto di assaggini di una bontà unica) (sarà che erano le dieci di sera a stomaco vuoto), il professore ci ha fatto passare cinque boccette di essenze, dicendo che dovevamo annusare e sentire cosa ci ricordavano. ecco, in quei momenti, mi canticchiavo “piede sulla merda”, e pregavo che una di quelle essenze non fosse qualcosa di anche lontanamente simile al taleggio, perché lo sbocco trattenuto alla grande per tutti questi giorni avrebbe avuto la meglio su di me.
quando poi, facendoci sentire il profumo di un cabernet sauvignon, ci faceva notare che, tra gli odori, saremmo dovuti riuscire a sentire, tra gli altri, odore di sedano, di peperone, ed anche un po’ di urina di gatto, ho pensato “non so se l’urina di gatto possa sapere di cabernet sauvignon, sicuramente la merda di gatto è quanto di più schifoso io abbia mai dovuto affrontare.
ecco, se avessi avuto twitter, al lavoro, e non mi fosse stato bloccato, non avrei scritto un post inutile tipo questo, ma avrei pubblicato su twitter una serie di inutili quanto memorabili sentenze. del tipo: “mi puzzano i piedi di taleggio, forse è ora di cambiare scarpe”, “cristo non è che mi puzzavano i piedi, è che ho calpestato la merda più puzzolente che abbia mai sentito”, “sta cercando di salvare il salvabile della suola”, “vuole uccidere tutti i gatti della zona”. anche questo è un mirabile esempio delle esasperanti conseguenze a cui porta il blocco di siti al lavoro.
bugo – piede sulla merda (mp3)
LE PAROLE CHIAVE DELLA SETTIMANA
CATEGORIA NON PORNO
"diventare cheerleader". come essere avanti coi tempi, e guardare oltreoceano…qui ancora pensano a come diventare veline..
albavilla paese merda. ahahah…questa è grossa…un po’ di gente, si rivolterà…
alessandra rucco emigranti bianconeri. ma cosa sono gli emigranti bianconeri?!
amsa cartone della pizza. beh, se vi dicono di lasciarli in un cassonetto (vedi questo post), potete anche lasciarli per terra.
dov'è finito il mio pacco iNglese mandato con royal mail international signed for???? il mio, con il biglietto dei radiohead, era finito in IVORY COAST (vedi qui)
codoni gazzose. eh !?
scurengia o scureggia. dubbi amletici. Il mio consiglio personale è che, in ambo i casi, non si sbaglia mai.
marcilo agro e il duo maravilha sono uscite le materie. da avere.
trio fund 3 mediolanum in che cosa investe. in escort. non le macchine.
willi dorner biografia. alcune foto, qui.
uomo doccia travestimento. uno, ce l’ho presente, l’ho visto recentemente ad una festa.
baricentro mr brace. gran canzone, gran gruppo.
CATEGORIA PORNO
location
troie a chiavenna.
troie a como.
troie barletta.
troie catanesi.
troie da scopare subito a saronno. ho detto SUBITO!.
troie opitergine. ahiahiahi.
troie polacche.
"ragazza che ci sta" rovigo. “ragazza che ci sta”. qui siamo proprio alla frutta…non ci sono richieste particolari, né pompini né anal. basta che ci stia. in generale.
ponpini in cina. magari, se lo scrivi giusto…
pompini a monza.
trash
"maria giovanna elmi nuda". tra virgolette, sia mai che ne venga fuori un’altra con nome simile.
tiziano doppietti. nudo. lo aggiungo io.
vecchia cicciona porno inculata sul divano. tutte lei, le ha.
razzismo, o particolare perversione!?
donne che parlano italiano porche che si fanno scopare. ma perché devono parlare italiano!? se no non ti ecciti?!
napoletana scopata nel culo. come fanno a essere napoletane!? fanno la pizza nel frattempo?! ti rubano il portafogli?! invocano san gennaro!?
pompinare napoletane.
videoporno con napoletane.
mostro
dove posso trovare un video di donne che mentre scopano fanno la cacca?forum. questo genio vuole il forum, per avere più informazioni possibili.
do it yourself
autopompini.
autopompino.
filmino autopompino.
la gratitudine
videoporno gratis vecchi anziani con giovani. che differenza c’è tra vecchi e vecchi anziani?! sSono i vecchi quelli veramente vecchi!?
donne che pisciano e cagano video gratis. L’italiano, questa simpatica lingua. bideo va con gratis, o con cagano?! cioè, queste donne, cagano, o cagano video!?
gratisdonne a gambe larghe.
video gratis di lesbiche che pisciano. il solito vecchio dilemma. come pisciano le lesbiche. cosa contraddistingue la loro urina, il loro modo di pisciare?!
video gratis sessantenne donne che scopano. la concordanza, non esiste.
video porno gratis di ragazzine grasse violentate e pisciate. E PISCIATE. no comment.
l’esagerazione
video gratis signorine super pompinare. SUPER.
video gratis superporno. SUPER. e due.
ragazzine tredicenne venezuelane molto pompinare. MOLTO. (per non contare l’errore nel singolare, e la specifica richiesta riguardo la provenienza).
foto di ragazzine tredicenne molto pompinare. MOLTO. e due. (ovviamente, dal fatto che sia tredicenne, e che ci sia l’errore col singolare, è ovviamente la stessa persona).
michelle hunziker mega scopata video. MEGA. (quando arriva ULTRA?!).
videoscopata di mia moglie con il mio migliore amico. MIGLIORE. per la serie “vogliamoci male”.
youtube videoporno di donne nane scopate da cazzi enormi gratis. ENORMI. ci piace l’amore impossibile. donne piccole e cazzi enormi, per la serie “fammi male”.
video- pompini forti. FORTI. come sono i pompini forti?!? non lo voglio sapere.
il migliore amico della donna
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donne troie che fanno i pompini ai cavalli.
foto e filmati di belle lesbiche che fanno un pompino al loro cane. già vuoi una cosa tremenda. poi vuoi che siano lesbiche, e poi che siano belle. infine, non ti basta una delle due cose, vuoi sia foto che filmati. ti meriti di finire sul mio blog, veramente.
troia fa il pompino al pony.
troia fa il pompino al cane. la stessa persona di sopra. perché dice “il pompino”, non “pompino” o “un pompino”. questa è classe.
donne troie in discoteca fanno pompino a negro. è in questo gruppo solo per analogia di dimensioni col cavallo.
elisabetta fa cose strane.
elisabetta canalis mentra si rasa la figa. no, non sei pretenzioso.
elisabetta canalis nuda senza mutande e slip che mostra la vagina. si sa che lei, soprattutto in sto periodo, indossa doppie mutande, per difendersi dal freddo.
la canalis ciuccia i cazzi. pane al pane, vino al vino.
mentre digitavo è passata mia madre davanti al monitor
contatti msn di troiette che si fanno vedere la fica eche sono. giuro, la frase finisce così.
genialità
cazzi turchi gay. cCome si fa a capire che sono gay? e che sono turchi? un po’ come le lesbiche che pisciano.
come scopavano nel 1930. a pecora.
a scrivere con una mano non son buono
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zenga "paola ferrari" pompino. possa morire subito, paola ferrari.
Il meglio della settimana
donne che urinano piu lontano. disciplina alle olimpiadi. SUBITO.
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immagini sexy di ragazzine di 13 anni con sisette di fuori. ahhhh, le sisette.
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IL FREDDO DELLA VAL D’AOSTA, ED I CORSI FINANZIATI DALLA REGIONE
dabato, ho rivisto dario. dario, l’ho conosciuto qualche mese fa. ero uscito a bere una birra con degli amici, e questo mio amico dell’università si era presentato con un’altra persona. “lui è un mio amico, si chiama dario”. con lui, questo ragazzotto, occhiali, modi affabili, parlantina ben sviluppata. a capire che fosse completamente fuori di testa, ci ho messo una mezz’oretta abbondante.
probabilmente il mio amico gli aveva parlato di me, perché quando mi hai visto, mi ha detto “ohhhhh, finalmente un sappista…lo sai che sono un grandissimo appassionato di SAP?!”. ora, io, su sap, ci lavoro. ho iniziato per caso, anni fa, perché mi chiamarono per uno stage, per lavorare su sap, e da quel momento, per motivi lavorativi, non ho mai smesso. ma professarsi appassionati di sap, come dire, è un’espressione quanto meno ardita: per farsi un esempio, è come se, ragionando dal punto di vista tecnico, un chirurgo vi dicesse che è appassionato di bisturi, o è come se, dal punto di vista più “emotivo”, uno spazzino vi dicesse che è appassionato di rumenta.
prima ancora che potessi rispondergli, dario mi disse “mi parli un po’ di SAP?!”, che è una domanda, come dire, un po’ vaga, un po’ come se mi si chiedesse di parlare delle accuse di pedofilia alla chiesa cattolica. per chi non lo sapesse, sap, è diviso a moduli, relativi a determinate settori di un’azienda: il modulo vendite, quello finanziario, il modulo clienti, il magazzino, i cespiti, eccetera. chiedere di parlare di sap in generale, è una domanda un po’ fuori luogo, o che comunque non porterà mai ad una risposta concreta e degna di nota. risposta che, infatti, non arrivò.
se non altro, scoprii un po’ di cose su questo dario: era laureato, non in materie economiche, e nonostante avesse ben più di trent’anni, era ancora in cerca della prima occupazione; per questo motivo passava da un corso all’altro, e si era imbattuto, “innamorandosene”, in un corso base riguardante sap. Innamorandosene l’ho messo tra virgolette perché presumo sia veramente difficile innamorarsi di sap, e che quindi tale “amore” potrebbe essere stato influenzato dall’aver lanciato un occhio alle offerti di lavoro, ed aver visto che parecchie vertevano sulla conoscenza di questo programma.
dopo aver schivato alla grande la domanda su SAP, iniziai ad osservare attentamente questo personaggio, e notai una serie di comportamenti incredibili: parlava con un paio di persone, di argomenti a caso, di cui palesemente non ne sapeva niente e, un attimo dopo, lo vidi passeggiare in tondo, attorno a queste due persone, e rimuginare tra sé e sé, probabilmente perché qualcosa in quel dialogo non l’aveva convinto in pieno. proprio così, mi accorsi di questa cosa, chiamai carlo e gli dissi “carlo, ma lo vedi quello sballato!? continua a girare come se niente fosse attorno a quelle due persone, ed è lì che parla da solo, interrogandosi probabilmente sull’archè delle cose”. questa fu solo la più lampante, della serata: passo comunque più volte dal sottoscritto, chiedendo ulteriori consigli su sap, su dove lavoravo, su dove avevo lavorato, e su che moduli. ovviamente, gli sconsigliai la mia ex azienda, dicendogli che di società di consulenza peggiori era difficile trovarne, ma al tempo stesso iniziai a pensare che forse non sarebbe stata male, come vendetta, mandargli un personaggio simile (che sicuramente avrebbero assunto, vedendo con che modalità ed insieme a che gente mi avevano assunto anni prima).
ovviamente, la prima cosa che feci il giorno successivo fu chiamare il mio amico e dirgli “scusa, ma sto fenomeno da baraccone, da dove diavolo lo hai tirato fuori?! va bene che negli anni di università mi hai presentato personaggi assurdi, studentesse trentenni che ancora non si erano laureate e che scrivevano la tesi a mano, mezzi ciellini rifiutati da CL stessa, laureati che però si iscrivevano nuovamente all’università, dato che avevano una laurea in una materia che detestavano, ma dario li supera tutti, e non di poco”. e lì, il mio amico, oltre a raccontarmi particolari su come l’aveva conosciuto, e sul fatto che da quel momento gli si fosse attaccato tipo cozza, mi aveva detto che nel viaggio di ritorno, mentre accompagnavano un’amica a casa, ragazza che dario conosceva da un paio d’ore, questo fenomeno l’aveva ammorbata per mezz’ora parlandole, tra l’altro, delle cose su cui questa ragazza si era laureata, e sostenendo tutt’altre tesi, andando quasi ad insegnare, a lei, determinate teorie ed avvenimenti. probabilmente, era la sua tecnica di corteggiamento. sicuramente, se l’è giocata per sempre.
dicevo, dario, l’ho rivisto sabato. mentre parcheggiavo la bici, e vedevo questa figura che intratteneva due ragazze fuori dalla vineria, mi son detto “oh cazzo, c’è anche lo spanato”. l’ho riconosciuto subito, e non solo per il fatto che, nonostante il freddo (erano le dieci e mezza di sera di sabato) fosse fuori in camicia. a seguire il dialogo da lontano, si sarebbe detto che lui stava parlando di una qualsiasi cosa, tipo le feci del suo cane, o di windows 7, e che le due ragazze fossero impegnate nell’unica attività che potesse salvarle: fumare quella sigaretta il più velocemente possibile, in maniera tale da ritornare il più presto possibile all’interno del locale, e magari riuscire a liberarsene.
io, ovviamente, ho tirato dietro, evitandolo, e nel momento in cui, all’interno del locale, ho parlato con un altro mio amico, che aveva conosciuto dario anche lui nella mia stessa sera, e che mi ha raccontato che in quell’occasione, lavorando in un ufficio risorse umane, gli aveva dato il suo bigliettino da visita, dicendo di inviargli il suo cv, per vedere se c’era la possibilità di un colloquio; dario, quel cv, non l’ha mai inviato. in compenso, però, si è presentato, un giorno, direttamente nell’ufficio di questo mio amico, senza preavviso: sicuramente una modalità originale di candidatura spontanea ma che, a quanto so, non dovrebbe aver genearto i risultati attesi.
quando abbiamo deciso di cambiare locale, e ci siamo trovati fuori dalla vineria, più di una persona ha fatto notare a dario che doveva coprirsi, era in giro solo in camicia e cravatta, e a queste affermazioni lui ha risposto, più di una volta “macchè, non ho freddo, settimana scorsa ero in giro in val d’aosta, con zero gradi, e stavo da dio” (presumo, che fosse andato in val d’aosta perché qualcuno, nel tentativo di trovargli un lavoro, gli avesse dato un bigliettino da visita di una società con sede da quelle parti).
durante la sera, ho parlato con dario un paio di volte. quando ci siamo incrociati per la prima volta, mi ha detto “ohhhh, il mio sappista preferito”, mi ha spiegato quanto fosse dura trovare lavoro su sap, e mi ha raccontato che aveva fatto avere il suo cv (brevi manu!?!) nella mia ex società, ma che non l’avevano chiamato.
la seconda volta che ci ho parlato, eravamo fuori dal secondo locale, sui navigli, dove eravamo appena arrivati: non ricordo neanche di cosa parlavamo, forse dell’amico in comune (dato che era lui che festeggiava, e che dovevo ringraziare per avermi presentato questo personaggio così eccentrico), e ad un certo punto, ma all’improvviso, di punto in bianco, dario ha messo entrambe le mani sulla pancia e mi ha detto “oh cazzo, scusa, devo andare in bagno, mi sento male”. immaginate la scena, perché è stata in piena simbologia fantozziana: lui che parla tranquillamente con me, io che penso a quanto possano essere fulminati gli esseri umani, e lui che, all’improvviso cambia espressione, sente una fitta, porta entrambe le mani all’intestino, e senza neanche dissimulare la cosa, mi dice “cazzo, devo andare in bagno, mi sento male”, e senza neanche aspettare un mio cenno, una risposta, un qualcosa, mi dà le spalle e si fionda all’interno del locale, direzione cesso. io rimpiango solamente di non aver nessuno, di fianco a me, in quel momento, con cui condividere quel momento, e mentre finisco la birra penso a lui che fa lo sgargiante in camicia, e ai zero gradi della val d’aosta..
ecco, mi sarebbe piaciuto chiudere, la serata, con quella immagine; invece, lo show di dario, ha avuto un altro finale: ci stavamo spostando tutti, lungo il naviglio, verso porta ticinese, dove alcuni avevano la macchina ed io avevo la bici, e ad un certo punto il festeggiato ha detto una frase, ma una frase qualsiasi, che poteva essere “buona serata a tutti” piuttosto che “la birra è proprio buona”. dario sente sta frase, blocca tutti, sia fisicamente che i loro dialoghi, e dice “ecco, ecco. questa frase, in giapponese, si dice…….aspetta…..arimayo……aspetta eh….” (ed intanto chiude gli occhi, porta la mano alla fronte per cercare di ricordarsi) “...aspetta, che in questo momento non mi ricordo....ce l'ho qui..... arimayo tageneshi”. ma oramai ha sputtanato, e anche le persone che ha conosciuto quella sera hanno già capito la “particolarità” di dario, e già nei due secondi in cui chiude gli occhi per pensare alla seconda parola, hanno tutti ricominciato a camminare scuotendo la testa. ovviamente, non dovrei neanche precisarlo, ma nessuno stava parlando in quel momento, di giappone, dl lingue orientali, e di quant’altro minimamente ricollegabile con un’uscita così stralunata: molto più semplicemente, mi viene da pensare, in questi mesi si sarà imbattuto in un corso base di giapponese, per tenere occupato il tempo, e quindi ci teneva, per se stesso, a dimostrare che anche quel corso, oltre a quello di sap, aveva una sua utilità sociale.
IT’S ALL ABOUT THE BENJAMINS
(ovverosia, LA SAMBUCA COI BUONI PASTO)
“punto tutto su di me,vocali consonanti vendo in cambio voglio cash,formato caravaggio per zero Stress,sai ch'è success,si sta guidando un business”
“manca mone, da tempo cerco un modo ci sarà una soluzione, non basta l’impusteda di un guaglion, a gruff manca, e continua a mancar mone…”
(progetti diversi, ma sempre sandro, in arte dj gruff)
su chi siano i kings of convenience, non credo di doverci spendere tempo e parole, lo sanno un po’ tutti. Hanno all’attivo tre dischi, più uno di remix. l’ultimo uscito, che però è quello che conosco poco, mi convince meno degli altri; i primi due erano due ottimi dischi: niente di trascendentale, niente che cambierà la storia della musica, eppure qualcosa di, tra virgolette, unico, che si è riuscito ad elevare tra tanti. ed il disco con i loro pezzi remixati, versus (mentre ne parlo, ho voglia di riascoltarlo, e quindi lo scarico) (potete fare lo stesso a questo link) (la password è il nome del blog, completo di www e com).
comunque, quando qualche mese fa ho letto, per tempo, che di lì a poche ore sarebbero partite le vendite dei biglietti per il loro concerto al conservatorio a milano, mi son detto: prendiamone un po’…sicuramente io ne uso due, e gli altri o li vendo o li do ad amici. quaranta euro e venticinque l’uno, più le spese di spedizione, in totale un 210 215 euri. terza fila, mi piaceva l’idea della terza fila, dato che le volte che son stato ad un concerto in conservatorio, non ero proprio davanti, ma in penultima e ultima fila, rispettivamente (damien rice e francuzzo battiato).
comunque, a pochi giorni dal concerto, ho scoperto una serie di cose:
- quello stesso giorno, giocava l’inter, a san siro, inter – palermo.
- ero riuscito a vendere un biglietto, quello in seconda fila, a 130 euro. avevo provato con questo prezzo, e avevo trovato una persona interessata.
- avevo messo in vendita gli altri due biglietti, a 130 euro.
- avevo difficoltà a trovare qualcuno con cui vedere il concerto: chi aveva da fare (tipo andare allo stadio), chi era a londra, chi non aveva 40 euro, chi non sapeva chi cazzo fossero i kings of convenience.
nel frattempo ero riuscito a trovare, a fatica, una persona che mi comprava gli altri due biglietti, a 130 euro l’uno, e quindi a 260 euro.
invece, una persona che venisse al concerto, proprio non la trovavo…trovavo, invece, persone che non volevano il singolo biglietto rimasto, quello che nessun mio amico voleva, ma che volevano due biglietti, in terza fila, e che l’avrebbero pagato, senza problemi, 130 euro l’uno.
ieri, l’ultimo giorno, mi son venuti i dubbi amletici. I miei soliti dubbi amletici, con mente da malato: da una parte avevo la possibilità di andare a vedere un concerto a cui tenevo molto, di un gruppo che mi piace molto, e per giunta con un posto (fila C, posto 35), esattamente di fronte al centro del palco; però ci sarei dovuto andare da solo, e vendere il biglietto di fianco a me, non so se a 130 o meno. dall’altra parte, potevo usare il mio abbonamento e andare allo stadio a vedere l’inter: avrei visto la partita in compagnia, mi sarei perso il concerto, ma avrei venduto gli altri due biglietti a 130 euro l’uno; facendo un po’ i calcoli, da quei cinque biglietti ci avrei ricavato 650 euro, che sottratti alle mie spese, si traduceva in circa 420 euro di guadagno, praticamente poco più del mio affitto di novembre.
la tentazione, era fortissima: avrei dovuto farmi una serie di sbattimenti per consegnare i biglietti, ma ce l’avrei potuta fare; indecisione ai massimi livelli, il mio abbonamento che non sapevo se fosse già stato ceduto o meno, il mio tentativo di provare a intrecciare gli orari ed i luoghi. l’indecisione su cosa fare: inter + soldi, o kings of convenience + meno soldi.
e poi com’è andata a finire? è andata a finire che appena sono entrato in curva, ho visto balotelli cadere a terra, rigore, c’era!! ed ho commentato il fatto che balotelli facesse lo stronzo per tirare il rigore, come se fossi lì da due ore prima del fischio d’inizio. ho visto un gran primo tempo, ho sofferto nel secondo, ed alla fine al cinque a tre si è festeggiato più che per l’uno a zero. ai kings of convenience, credetemi, non ci ho pensato proprio per niente. e poi, oltre ai soldi nel mio portafoglio, con cui mi pago l’affitto di novembre, c’è stata una scena, che le vale tutte: passa il tipo con il sacchetto pieno di sambuche, 3 euro l’una. Un furto, ma ne compro tre. ne passa un altro, mai visto prima, e chiedo a carlo “chiedi a quanto le fa, per me le fa a meno”. stesso prezzo, che carlo come sempre prova a trattare, col tipo irremovibile. dopo di che, vedo sta scena: carlo tira fuori dal portafoglio un buono pasto (tra l’altro di una marca sconosciuta e indefinita), e vedo che inizia a discutere col tipo. Io guardo elisa, e ci diciamo “no, non è possibile che sta pagando un ambulante con un sacchetto di sambuche in mano, con un buono pasto”. la discussione continua per qualche minuto, con carlo che tira fuori monete, poi le riprende, ridà le sambuche, poi il tizio glie le ridà, ed accetta le monete. a quel punto carlo si tira su, mi guarda con la faccia più tranquilla del mondo, io gli dico, sbalordito “beh!?!?” , e lui “ sto stronzo, faceva il pezzente per due monete: ho pagato con buono pasto da 5,17 euro, poi gli ho dato le monete, ma mancavano venti centesimi, e sto qui non voleva darmi le sambuche, ma ti pare!?”.
ecco, la conclusione, è che ho fatto bene, ad andare allo stadio, comunque sia stato il concerto.
DOMANDA a BRUCIAPELO
stasera c’è il concerto dei kings of convenience al conservatorio. e stasera c’è inter palermo, allo stadio. ho l’abbonamento dell’inter ed ho un biglietto per vedere i kings of convenience in terza fila.
voi cosa fareste considerando che allo stadio andrei in compagnia e al concerto da solo:
- andreste al concerto dei kings of convenience con il vostro bel biglietto pagato 40 euro e 25 centesimi, rinunciando all’inter?
- vendereste il biglietto per il concerto dei kings of convenience a 130 euro (ho già offerente) e ve ne andreste a vedere inter – palermo con un guadagno netto di poco meno di 90 euro?
ecco, voglio pareri. e avete un’ora e mezzo per dirmelo.
SI’, VIAGGIARE (evitando, però, di decollare…)
(postilla prima del post, e quindi non dovrebbe essere una postilla. comunque, se son tornato ad essere logorroico, è l’effetto di non avere più, al lavoro,né msn né twitter (anche facebook, ma ne faccio molto volentieri a meno). se sia un bene o un male non lo so, giudicate voi. per intanto, sappiatelo, questo è il motivo).
una decina di giorni fa, son stato a londra. non ne ho parlato molto, ho messo un post (questo) su londra, su una particolare performance in cui mi ero imbattuto, ma non mi pare sia interessata molto a chi passa da queste parti, evidentemente la bellezza e la novità dell’evento non sono riuscito a trasportarla in parole.
a proposito di trasporto, però, ciò che ho trasportato, da milano a londra, è stato il mio culo, con tutto ciò che ci sta intorno. siccome, come molti sanno, non sono un grosso estimatore dei viaggi aerei (per chi leggesse il post appena sveglio, sì, è un eufemismo) (e no, devo ammetterlo per coerenza, il mio fastidio non è dovuto al fatto che l’aereo sia uno dei veicoli più inquinanti a questo mondo), ho deciso di fare una delle mie solite traversate bibliche, ed sono andato a londra in treno.
il tragitto era, tutto sommato, semplice (ne ho fatti di peggiori): milano centrale – paris bercy, paris bercy – paris gare du nord (in metrò), paris gare du nord – london st.pancras, per un total di poco meno di dodici ore, la maggior parte delle quali a dormire.
per ridurre i costi, non proprio economici, avevo prenotato con una decina di giorni in anticipo, e avevo trovato delle offerte tutto sommato accettabili. alle 23.30, in una stazione centrale fredda, a dir poco multietnica, e semideserta, ho visto questi 30 vagoni di trenitalia old style, ahimè, e mi son detto “ok, ci siamo”.
il mio culo, tra l’altro, in questi anni, si è abituato a viaggi in treno molto comodi: quando vado a madrid per lavoro, il milano – barcellona lo faccio su di un treno strafigo, con la mia bella stanzetta singola, il lettone comodo, beauty e asciugamano a disposizione del cliente, colazione continentale compresa nel prezzo, mancherebbe solo la escort (o brenda, a seconda dei gusti). quindi, fare viaggi in cuccette da quattro, o da sei, mi pesa sempre un po’.
quando son salito sul vagone (ultimo vagone del treno, praticamente ero a metà viale monza) nel mio scompartimento c’era già un ragazzo, presumo dell’est, che dormiva nel suo “loculo”, ed una coppia, lui di brescia lei di cremona, appena arrivati. giovani, tranquilli, sto accento a metà tra il veneto e il bresciano che un po’ mi inquietava. fissavamo, speranzosi, a pochi minuti dalla partenza, la porta della carrozza, sperando che non arrivassero le due persone mancanti per riempire la cuccetta da sei. ed infatti pochi istanti, e compare una coppia di anziani, trafelati per la camminata con valigie lunga 18 vagoni, che parlano francese (ma che si scopriranno poco dopo essere italiani), e che ci comunicano di dover scendere a digione. faccio un po’ di calcoli mentali, penso che il treno dovrebbe arrivare a parigi alle 08.20, a quanto so digione non è nelle immediate vicinanze, e concludo che gli stronzi ci sveglieranno a metà notte. noi, nello scompartimento, cerchiamo di fare meno rumore possibile, per rispetto del tizio che dorme, che io comunque non vedo di buon occhio, e già me lo immagino intento a rubare la mia digitale e i miei quattro spicci. per magia, neanche mezz’ora dalla partenza, e compare il controllore/cuccettista: giacca rossa d’ordinanza, capello ingellato all’indietro, italiano. vede le luci spente, le accende, ed inizia a parlare ad alta voce: “cosa fate, già dormite?!?! mannò, massù, aspettate un attimo, devo ritirare documenti e biglietti, aspettate ad addormentarvi”. del fatto che il tizio, in teoria, stesse dormendo, non glie ne fregava molto, e non capiva che il nostro silenzio ed il nostro riguardo era dovuto a quello. continuando con la sua arroganza, canticchiava canzoni, faceva il bullo, il padrone del mondo, solo perché aveva una chiave che gli permetteva di aprire i cessi del vagone a suo piacimento. a detestarlo, come potete immaginare, ci ho messo un attimo. prepara e ritira i documenti, il tutto canticchiando e riadattando testi di canzoni italiane anni 80 simil umberto tozzi, dice ai due anziani che li sveglierà alle cinque di mattina, e mentalmente il mio cervello dice PD (e non si riferisce al partito), e oltre a tutto ciò fa commenti sprezzanti e da superiore circa il fatto che il ragazzo straniero, che non parla italiano e di cui non capisco la nazionalità (kosovo!? afghanistan?!), ha come documento di identificazione un foglietto, evidentemente segno di civiltà inferiore rispetto alla nostra bella cartà d’identità formato a4 e color vomito del gatto.
durante la notte, per lo più insonne causa difficoltà di movimenti (treno milano – barcellona, dove diavolo sei?!?!), vengo svegliato prima dal telefono dello straniero (che dio santo, ci mette 30 secondi a risvegliarsi ed altri 30 a trovare il telefono), e poi dalla discesa dei due anziani a digione, che incuranti del fatto che forse fossimo nel dormiveglia, prendono i loro trolley come se fossero nello scompartimento da soli, e per giunta urlano un paio di volte “buongiorno, arrivederci”, con l’accento di un italiano che vive da anni in francia, unico accento al mondo peggiore di quello francese.
ad un certo punto, si sente un po’ di trambusto, il treno è fermo da qualche decina di minuti, e puntualmente, compare una voce, che informa, in francese, e in un secondo momento in italiano, del fatto che il motore sia rotto, che bisogna scendere dal treno, e si dovrà salire su di tgv che arriverà a breve e ci porterà a parigi. guardo l’ora, vedo che sono le otto meno dieci, e presumo quindi che dovremmo essere nelle immediate vicinanze di parigi. poi guardo fuori dal finestrino, e la desolante campagna di prima mattina mi fa pensare che siamo ancora a fanculo (in seguito, scoprirò, ad un’ora e mezzo di tgv). mi rassegno all’idea che perderò il treno per londra (che avevo preso un’ora e mezza dopo proprio conoscendo trenitalia), e aspetto un solo momento: quello in cui comparirà il controllore che la sera prima faceva lo sgargiante.
arriva al nostro scompartimento, e gli faccio “sempre alla grande, Trenitalia, eh…” e lui mi fa “ahhh, eccolo, allora sei tu che porti sfiga, in dieci anni di treno non mi è mai successo”. non ci vedo più. gli spego che io sono anni che prendo treni, e che certe cose non succedono neanche in polonia, e gli chiedo com’è che ora non canticchia più, e non è allegro come prima. quando arriva a dirmi che questo è un disagio più per lui che per me, mi rassegno al suo evidente stato di imbecillità, e gli spiego che lui in quel momento, in quel disagio, viene pagato, mentre io per colpa di quel disagio arrivo in ritardo a parigi e perdo un treno per londra che mi è costato settanta euro. la conclusione del litigio è la seguente: lui che mi dice “i soliti italiani che si lamentano”, io che gli dico “ma va a cagare, ignorante”, ed il tizio di brescia, che mi elegge a suo nuovo mito, dicendomi che avevo fatto benissimo, e che quel tipo era troppo uno stronzo.
dopo venti minuti, saliamo in un tgv di pendolari, assaltandolo. quelli che hanno il loro bel posto comodo ci regalano sguardi a metà tra lo schifato ed il preoccupato, ed io riesco a sedermi su un sedile di fortuna davanti ad un portellone. attorno, tante persone che erano su quel treno con me: offro il posto ad una big mama di colore, ma lei lo rifiuta, e i due uomini che sono con lei iniziano a parlare, con una coppia francese, dell’italia. parlano in francese, ma riesco a capire buona parte dei dialoghi. dicono che stanno venendo in francia a vivere, perché vivere in italia, è da pazzi: fanno una vita di merda, vengono sfruttati, le regole sul posto di lavoro, per loro, sono inesistenti, ed anche le istituzioni li obbligano a cose incredibili, tipo che per chiedere certi permessi devono pagare tipo, solo di documentazione, 200 euro a testa. il ragazzo di colore, che ha vissuto tre anni a palermo, dice al tizio francese “ma come possono pensare che io possa pagare per la mia famiglia, siamo in cinque, mille euro, soltanto per portare avanti la documentazione per mettermi in regola, quando mille euro non li prendo in un mese di lavoro?”. penso alla repubblica delle banane, penso che vorrei intervenire, in francese, dicendo che hanno ragione, ma un po’ mi frena la lingua, un po’ il fatto che della mia ragione, presumo non sappiano cosa farsene.
la sfiga delle sfighe, è che arrivo alle dieci e un quarto (il treno partiva tipo dieci e venti dalla gare du nord), ma non alla gare de bercy, ma alla gare de lyon: pochi giorni prima, mi ero informato su come andare da gare de bercy a gare du nord, e non avevo la minima idea di come arrivarci dalla gare de lyon (che non so se l’avete presente, ma è immensa, piena di gente, e multietnica) (con la differenza che si tratta di una multietnia consapevole, accettata, e normale). poco prima di scendere sul treno, parlo con un ragazzo francese, che ha lavorato per anni a torino, che però non essendo di parigi non sa dirmi come fare per andare da una stazione all’altra. di contro, però, mi accoglie con un “oohhhh, italiano…allora, quando muore berluscone? Io lavorato anni in italia, e le parole importanti in italia sono cazo grosso e fica stretta, se tu sai dire in italiano ‘io ho cazo groso, tu avere figa stretta?’ sei tranquilo”. quella della fica stretta me la segno come cosa da chiedere in giro la prossima volta che sono sbronzo, e vado sottoterra, a cercare di capire come arrivare alla gare du nord: ovviamente, sfiga delle sfighe, so che non ci crederete, ma in quel momento, sotto gare de lyon, c’è un mezzo delirio, perché qualche imbecille ha dimenticato il trolley, e quindi tutta l’area è stata circondata dal nastro, e ci sono poliziotti e inservienti che si guardano in giro preoccupati: provo a chiedere ad un inserviente asiatico indicazioni su come arrivarci, e mi dà delle indicazioni, prima in francese, poi in inglese, e mi lancio al binario da lui consigliato. c’è già un treno con le porte aperte, ci salgo, parlo con la persona sulla porta, e gli chiedo se questo treno va alla gare du nord. lui mi risponde di no, e che devo prendere la linea 1. o la linea A. provate voi a chiedere, nel trambusto di un binario a parigi alle dieci di mattina, ad un francese, parlando poco il francese, che linea prendere, sapendo che in quel punto c’è sia la linea RER A sia la linea 1 del metrò. il francese mi dice “AHHHH”, con il tono nasale che solo loro sanno fare, io scendo dal treno, e rimango col dubbio: quel AHHHH era un “A” o un “UN” !? per non saper né leggere né scrivere, glie lo chiedo gesticolando, in francese, e lui mi risponde pazientito, accompagnato dal dito che indica uno, “AHHHHHHN”. e allora vaffanculo, francese di merda, tu e la tua lingua nasale.
mentre risalgo le scale, dedico un bel DC (e non si riferisce al partito) al cazzo di inserviente asiatico, che mi stava mandando a fanculo, e più o meno tranquillamente, con un solo cambio di metrò, alla gare du nord.
da lì, dopo tutto quanto è successo, è una passeggiata in discesa su di una scala mobile: la signorina allo sportello mi cambia senza problemi, senza spese aggiuntive, il biglietto del treno perso con quello dell’ora successiva (in totale, quindi, arrivo in ritardo di una sola ora); il metal detector non suona né per le monete che ho in tasca né per la mia cintura, i controlli sia alla dogana francese che a quella inglese (bonjour monsieur, good morning sir) li passo alla grande, e dopo venti minuti sono seduto sul mio bel treno che in due ore e un quarto, passando sotto la manica, mi porterà a parigi. Il treno è molto figo (quasi all’altezza degli AVE spagnoli), e mi rendo conto di quanto fosse un mio preconcetto il fatto che l’accento british fosse un accento di merda: guardo affascinato il tipo davanti a me, pur capendone circa un dieci per cento. pure il pessimo fiato del tizio di fianco a me, non mi distoglie dalla pace dei sensi acquisita post viaggio milano centrale – paris gare du nord. mi leggo il mio bel libro di murakami sull’arte di correre, mi sposto il cellulare un’ora indietro, il tunnel sotto la manica è una normale galleria della durata di venti minuti, e penso che sì, la prossima volta, se ci sarà, potrei anche andarci in aereo, a londra.
il ritorno, in confronto, è un massaggio rilassante: ritrovo il tipo bresciano con la sua ragazza, finisco in treno con una milf, ma di quelle brutte, con tette mega finte, che non smette mai di parlare e che dorme con due salviette struccanti sugli occhi, il ragazzo emiliano a cui puzzano i piedi in una maniera imbarazzante, io che perdo il libro di murakami a 40 pagine dalla fine. ed il treno che arriva con dieci minuti di ritardo, un’inezia, mai successo in dieci anni di treni.
ORAMAI E’ SOLO PORNOGRAFIA (ovverosia, GLANDE SEMPRE FREDDO)
ovverosia, le parole chiave di questa settimana, dal 19 al 25 ottobre. divisibili in due macrocategorie. porno e non porno. facciamo prima le non porno, che sono sempre di meno.
categoria NON PORNO
è morto il ballerino degli 883. a parte che ha un nome e cognome. mauro repetto. comunque no, non è morto, non può essere morto, ne parlerebbero tutti.
scurenge in diretta. diretta audio o video? se è dirette audio, c’è radio padania.
scurengie. il grande dilemma della lingua italiana. con i o senza i?
como se llama la tilde de la ñ. se llama tilde, no?
pinnola nel naso. un bel pinnolone, per l’esattezza. complemento di stato in luogo. che dopo qualche minuto diventerà moto da luogo, per poi concretizzarsi in un nuovo stato in luogo.
dove ordinare la porchetta in svizzera. genio!
compresse x dimagrire gratis 9.90. ma 9.90 è il nome, o il prezzo? ma non erano gratis?
blocco intestinale pesce betta. è un tipo di pesce, o il nome del pesce?
"sarebbe salutare ridurre le pippate". citazione del mese.
testo canzone stadio su pessotto. sottocategoria BUON GUSTO.
bolla scaparone. andarci, sempre.
categoria AL LIMITE
glande sempre freddo. già me lo vedo, preoccupato, ma non abbastanza da chiedere al dottore, e quindi decidere di passare prima da internet…”dottore, ho il pene sempre freddo, è preoccupante!?”. il consiglio, laurea in medicina o meno, è uno solo: sfregatelo con forza.
"toglie le" megaupload. a me viene in mente solo una cosa.
vecchia che scopa. secondo voi, se uno su google immagini scrive vecchia che scopa, trova una settantenne a pecora o trova sua nonna che ramazza la stanza (e non con la scopa nel culo) ?! provateci, e poi fatemi sapere, io non ho il coraggio.
categoria PORNO
sottocategoria PROBLEMI CON L’ITALIANO (scrivere con una mano perché l’altra è impegnata non va bene!)
settantenne che scopano. e la concordanza tra singolare e plurale va a trans.
video ragazza che stà defecando. stà.
belen nuda senza niente ne mutande ne regiseno. ma proprio niente, niente addosso.
belen-rodriguez- a fregna di fuori. è un immagine quasi raccapricciante, con questa fregna di fuori…
video di donna che si fa scopare da un poni. poni. probabilmente jerry calà, il ragazzo del poniexpress.
guada video ragazza fa un pompino nuda. quando il pompino non basta.
troie lesbiche si pisciano a dosso. in realtà non è un errore, è un paesino. dosso..
yutube porno. aspetta e spera…
sottocategoria COMPLEMENTO DI TERMINE
cicciona fa bocchino al cane.
pompino al pony.
pompiniaicavalli.
sottocategoria COMPLEMENTO DI LUOGO
diciottenne fa pompini alla "festa di compleanno".
piede in figa.
pisciate in culo.
claudia peroni bottiglie in culo e nella figa video o immagini tuto gratis. questa ce le ha tutte. problemi con l’italiano, doppio complemento di luogo, e sottocategoria dubbio amletico: peroni è il cognome, o la marca della bottiglia!?!
video porno scopate al bar con porcone.
troie nude in campagna.
troie senza mutande in discoteca.
ragazzine troie in disco.
pompino allo stadio.
"piede nella figa".
ragazze sedicenni che si infilano cose nella figa . non importa cosa. qualsiasi cosa in numero maggiore di uno.
vedere video gratis ragazze che limonano sotto la doccia.
donne che si pisciano sopra lesbiche video gratis. “sopra lesbiche” mi fa morire.
ragazzi che pisciano sulle fiche. vedi sopra.
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UNA SERIE DI BUONI MOTIVI PER NON VIVERE IN UN CONDOMINIO
questa non mi pare, di averla mai raccontata. e ieri mi è tornata in mente, dopo spiegherò perché.
da qualche anno, un mio amico ha comprato casa a milano, in zona fiera. qualche mese dopo, io ed un paio di amici ci siamo trovati ad andare a casa sua, per vedere una partita di champions (stranamente finita male) dell’inter. serata soli uomini, e soli interisti, sole bestemmie (soprattutto durante e dopo), sola birra, con compreso alcolismo triste a fine serata, solo cibo già pronto (nella fattispecie, pizze a domicilio), con uso della cucina relativo solo all’utilizzo dell’apribottiglie.
prima dell’inizio della partita, continuava a suonare il citofono: scopriamo così che quella stessa sera c’era l’assemblea condominiale (ennesimo postulato alla legge di murphy: le assemblee condominiali le fanno sempre quando c’è una partita importante), e che avevano citofonato al mio amico per farsi dare la delega: lui, già teso per la partita, aveva detto di sì, ma in quei momenti era impegnato da altre cose, e aveva tralasciato questa delega. ecco, in quei dieci minuti, i suoi vicini di casa avevano già citofonato tre volte, in attesa della delega.
quello, è stato il primo sentore di che tipi fossero, quelli di quel condominio. a fine gara (stranamente una partita non vinta. e nemmeno pareggiata), il nostro amico ci ha detto “portate giù i cartoni delle pizze, c’è il cassonetto all’angolo”. questa va spiegata bene. per il mio amico, cassonetto = cestino della spazzatura. per me, per i miei amici, e per buona parte degli italiani, cassonetto = cassonetto ≠ cestino della spazzatura. per questo motivo, una volta scesi, non visto il cassonetto, abbiamo abbandonato, da persone progressiste ed ecologiste, i cartoni delle pizze sul marciapiede di fronte al portone. quello che è successo un’ora dopo, è stato che hanno suonato nuovamente al citofono del mio amico, tipo alle undici e mezza di sera, ed hanno chiesto “scusi, lei stasera ha mangiato pizza?!” “sì” “bene, magari può evitare di lasciare i cartoni della pizza davanti al portone”, e l’han fatto scendere, cazziatone davanti agli altri condomini, e cartoni della pizza nel cassonetto, pardon nel cestino all’angolo della via.
da quel momento (oltre all’ovvio cazziatone inoltrato con un bel ”FYI” dal mio amico al sottoscritto e agli altri), abbiamo scoperto che quello non era un condominio, quanto una polveriera, pronta ad esplodere. e quei cartoni, sono stati la goccia che ha fatto traboccare il vaso. pochi giorni dopo, infatti, mi raccontava il mio amico che son comparsi cartelli come in ascensore tipo “l’inquilino del quarto piano può evitare di prendere l’ascensore con il suo cane puzzone quando piove?” piuttosto che inviti, per l’inquilino del secondo piano, a lavarsi le ascelle (o qualcosa di simile, non sto esagerando). il mio amico, evidentemente non molto gradito in un condominio di anziani e famiglie, è stato rimbrottato ufficialmente per aver lasciato in strada dei mobili che dovevano essere ritirati dall’amsa (stranamente, nonostante su quei mobili non ci fosse il nome, era venuto fuori che fossero proprio i suoi) (poteri paranormali, o vicine che passano giornata alla finestra!?), qualche giorno prima del necessario, e da lì è stato l’exploit di accuse e controaccuse: segretari che si dimettevano da assemblea condominiale per protesta contro le accuse di puzzare (è o non è coda di paglia se, in risposta ad una accusa di essere maleodoranti, per l’inquilino del secondo piano, ci si dimette, considerando che in ogni piano ci sono quattro appartamenti?!), e cose assurde che venivano contestate al mio amico: si invitava la proprietaria col motorino a non legare lo stesso sotto il portone. anche in questo caso, come fanno a sapere che si tratta di una proprietariA, al femminile (in questo caso la ragazza del mio amico) ?! la solita vicina alla finestra!?
ma il clou, è stato toccato pochi giorni dopo: al mio amico è stato richiesto di non legare le bici di fronte al portone di casa. ora, cerco di spiegarvi quale è la situazione. c’è un portone, e c’è un marciapiede grande, un tre quattro metri di larghezza. a metà marciapiede, di fronte al portone, verso la strada, c’è una specie di corridoio, delimitato dai classici anelli in ferro che vengono usati in città per evitare che le auto parcheggino sui marciapiedi, o cose simili. anelli utilizzatissimi dai proprietari di bici e moto per ancorare questi ultimi a qualcosa di “stabile”. ecco, questo corridoio, finisce su una corsia per parcheggiare con le strisce gialle. non c’è uno scivolo e non c’è un passaggio pedonale. È un “corridoio” senza senso, perché il più delle volte sbuca su di un auto parcheggiata.
ecco, hanno chiesto al mio amico, che parcheggiava le sue due bici legandole, parallelamente agli anelli, su questi ultimi, di toglierle da lì. il motivo era semplice: intralciava il possibile arrivo di eventuali mezzi di soccorso (barelle di ambulanze, pompieri, eccetera). io, come abbia fatto il mio amico, a non chiamare l’amministratore condominiale, e a non esordire con un trilione di bestemmie (comprendenti anche l’incazzatura per tutte le partite di champions dell’inter avvenute nel frattempo), non lo so. cioè, questi qua vogliono che io tolga la bici, che occupa in larghezza uno spessore di pochi centimetri, quando poi questa corsia per i mezzi di soccorso va a sbattere contro una volkswagen passat !? ma siete rincoglioniti !?
ecco, quando mi raccontavano ste cose, pensavo: ma uno che trova una casa, la compra, apre un mutuo di 30 anni per un cazzo di appartamento, e poi finisce in un condominio simile, con pezzi di merda acidi ed incrostati dallo smog, come può fare? ingoia e si adegua, o si incazza? ecco, ci pensavo su, e mi dicevo che al posto del mio amico, mi sarei detto “ok, volete la guerra!? e guerra sia, io entro in trincea”, e avrei cercato di rendere la vita impossibile a tutti. ma io son fatto male, si sa.
quando sono entrato nella casa in cui vivo ora, più di due anni fa, ero rimasto colpito dall’acidità dei due dico due avvisi vicino all’ascensore, che invitavano a non utilizzare l’ascensore per il trasporto di cose, e di oggetti, e per traslochi, dato che era adibito al solo trasporto delle persone. ecco, leggere ora, due anni dopo, questo cartello, mi fa quasi ridere, se paragonato ad altri condomini tipo quello del mio amico.
perché, dopo uno due anni, racconto questa storia? perché ieri sera sono andato a casa del mio amico, per una cena e per gufare il milan. nelle settimane precedenti mi diceva che stavano cambiando il motore dell’ascensore. e ieri sera, di fianco all’ascensore, c’era questo cartello:
non so se ve ne rendete conto: il manuale del perfetto gentiluomo in ascensore: schiacciare dolcemente i tasti, che pure loro hanno un’anima (quindi evitare di pensare a quanto diavolo è costata ogni singola quota per cambiare il motore dell’ascensore, e evitare di pensare anche all’inter, evidentemente)…dolcemente…pazientemente.. . l’unica cosa, al di là della buona creanza, sarà convincere una persona a cui citofonano alle undici e mezza di sera per scendere a buttare dei cartoni di pizza che non ha lasciato lì lui, che i tasti desiderano essere schiacciati dolcemente.
LE PRIMARIE DEL PD (ovverosia, il solito invito alle urne)
bene, sebbene se ne parli molto poco, a torto o a ragione (faccio fatica ad avere un’idea certa in proposito), questo weekend, domenica, si può votare per le primarie del pd. per decidere chi, in pratica, gettare come agnello sacrificale contro il caro signor B .
ora, io capisco, questa volta più che nelle elezioni, la gente che mi dice “mi han rotto il cazzo, non ci vado proprio a votare per il pd”. perché in questo periodo, nonostante le tante porcate fatte dal governo, non mi pare si siano contraddistinti, più di tanto, per una strenua lotta di opposizione. chiaro, qualcuno mi dirà “son bravi tutti a dire che non è abbastanza, allora provaci tu a fare opposizione quando non hai i numeri, quando i media non ti cagano”, eccetera. io però non ho scelto di farlo come lavoro, il politico, loro sì. e son ben pagati, e quindi mi aspetterei che tale lavoro lo facessero moooolto meglio di come lo fanno ora.
io, comunque, voterò. e come ho fatto in altri casi, mi piace esternare il mio voto, anche perché chiaro, sempre detto che il voto è segreto, ma secondo me quella del voto segreto è una gran panzanata, un retaggio dal periodo in cui le persone venivano discriminate per il proprio voto (in effetti, ora che ci penso, ancora oggi, io, uno che vota la lega, lo discrimino) e proprio non lo capisco, al giorno d’oggi. e voterò ignazio marino. quello che è successo in questi mesi, riguardo ai candidati delle primarie, posso riassumerlo in breve in questo modo: c’è bersani. è una persona intelligente, e molto preparata. a mio parere non ha il piglio del leader (ma nessuno dei tre lo ha molto, in realtà), è troppo pacato, un po’ un prodi due, e a mio parere per emergere, per farsi notare, nell’italia di oggi, non è proprio la persona ideale. sicuramente, sarebbe un ottimo ministro dell’economia, è capace ed esperto. ha dietro di sé d’alema, e questo per me non è per niente un buon segno, ed al tempo stesso ha, a quanto sembrerebbe, idee a proposito coalizioni un po’ troppo eterogenee, che magari farebbero anche guadagnare qualche punto percentuale in più, ma che poi porterebbero a governi tipo l’ultimo prodi, in cui c’erano talmente tante anime diverse in chi governava che non riuscivano a mettersi d’accordo nemmeno per aumentarsi lo stipendio. c’è franceschini. è un ex democristiano, margherita (cioè rutelli). ha la faccia da medio man, è stato il vice di veltroni, ed in questi mesi di opposizione, da quando ha preso il suo posto, ha fatto anche un po’ meglio, di veltroni. La mia sensazione, quando parla, è che sia molto retorico, è un po’ paraculo. ha detto che se verrà eletto avrà come vice una persona di colore, touadi, ex assessore a roma sotto veltroni (e qui, son le cose che a me stanno un po’ sul cazzo. ok che è un segnale, chiaro, ma è come quando hanno fatto miss italia quella ragazza di colore. Io non ho problemi, ma certe scelte sono le classiche mosse da buonisti. quella ragazza non ha nulla che la caratterizza in quanto bellezza italiana, morfologicamente non lo è. di conseguenza, ottimo se il vice di franceschini è stato scelto perché è una persona capace, abile, ed in grado di portare del rinnovamento. io ho solo paura che sia vittima di razzismo all’incontrario, e che venga proposto come vice solo perché è “negro”) (update: pare che abbia detto “è il mio vice perché è nero”. ecco, queste cose, a me, non mi piacciono mica). mi sembra un po’ paraculo, perché subito dopo l’exploit di debora serracchiani, se l’è accaparrata nel suo staff, capendo bene che potenzialità di voti potesse portare; ed in questo senso, franceschini, l’ha disinnescata, la serracchiani. lei, avrebbe dovuto candidarsi. e lei, avrebbe vinto, a mio parere. ma se una persona, conoscendo il potenziale che ha, non approfitta dell’onda del momento, e si nasconde dietro lo staff di franceschini, allora magari anche lei, qualcosa che non va, ce l’ha. franceschini, continuerebbe nella linea di veltroni, quindi non alleanze a minchia, ma ben valutate e gestite (e qui, se uno pensa a italia dei valori, si mette a ridere). e poi, c’è ignazio marino. non fa politica da molto, e già questo è un lato positivo. dietro di lui non ha il cosiddetto “apparato”, e non credo sia molto amato dai vertici pd. è un chirurgo, e questo lo sanno un po’ tutti, anche se non opera molto, a detta di chi lo conosce bene. la stessa persona che lo conosce bene dice che è più fumo che arrosto, che è bravo a metterla giù, a raccontarla, diciamo così. è un politico, insomma (io, definizione migliore, per descrivere un politico, non la avrei). si definisce cattolico, ma ha una visione laica di molte argomenti che riguardano l’essere umano. e la cosa strana, è che ciò stupisca: dovrebbe essere sempre così, in fondo. eppure, così, non è. credo che rappresenti il cambiamento. un voto massiccio per lui dimostrerebbe che la gente si è rotta il cazzo di d’alema, di rutelli, dei teodem, eccetera. significa che c’è voglia di gente nuova, non dei soliti sessantenni che, quando hanno avuto la possibilità di fare qualcosa, non l’han fatto. nelle votazioni dei circoli, ha avuto l’otto per cento. ecco, mi piacerebbe vederlo moltiplicato per due, per tre, questo otto per cento. quella, è una dimostrazione di voglia di cambiamento, non il non andare a votare. non andare a votare porterebbe ad una probabile vittoria di bersani, con convinzione da parte di gente come d’alema di essere ancora dalla parte giusta e vincente. se volete anche un’altra buona motivazione per votare marino, ecco questa dichiarazione di paola binetti, del 12 luglio 2009: “se ignazio marino dovesse vincere le primarie del Pd e mantenesse le sue attuali posizioni su molti temi, i teodem uscirebbero dal partito.”. meglio di così, cosa volete?
qualche settimana fa, mi è capitato, su radio radicale, di ascoltare in diretta i discorsi dei tre candidati al congresso. franceschini, in questo dibattito, si è distinto: ha fatto un comizio in vera regola, ha strappato applausi da chiunque, ad un certo punto ha esaltato anche me, e ve la dico tutta, se ci avesse messo dentro anche una bestemmia in preda all’esaltazione, l’avrei votato. ma questo discorso mi ha convinto ancora di più della mia idea: è un paraculo. a sparare due o tre cose contro berlusconi sono bravi tutti, ma proprio tutti. spiegare una mozione costruttiva, e che rappresenti le fondamenta di qualcosa di buono, non è la stessa cosa. il discorso di bersani, in quel caso, è stato molto fiacco, e credo che gli sia andata bene che non c’è molta gente che ascolta radio radicale, in fondo. marino, non si è distinto in maniera particolare. avevo l’impressione che fosse un po’ teso, non ha avuto la tranquillità e la sfacciataggine di franceschini, ma ha fatto quel che doveva fare. non deve convincere la gente dei circoli, deve convincere gli italiani. il fatto che ieri, ad anno zero (di cui ho visto mezz’ora dopo anni), a tre giorni dalle primarie, ci fosse come ospite marino, e non anche bersani e franceschini, mi viene da pensare che determinati ambienti, quelli più critici contro l’apparato PD, abbia fatto una sua scelta, pro marino, e che abbia provato a trainarlo per domenica.
ecco, io, domenica, andrò a dare a malincuore 2 euro al pd, e voterò ignazio marino. poi vediamo cosa succede. e vediamo se almeno lui, un mezzo miracolo, riesce a farcelo.
WILLI DORNER, “BODIES IN URBAN SPACES” @london
in loro, mi ci sono imbattuto praticamente a caso. una foto, su una rivista. parlava del fatto che lo scorso weekend, a londra, ci sarebbe stata una performance, venerdì, sabato e domenica, dal titolo “bodies in urban species”, curata dall’austriaco willi dorner, in occasione dello “urban dance festival”. l’appuntamento era vicino ad un ponte della città, e già qualche minuto prima del ritrovo, c’era un assembramento di curiosi e di fotografi, più o meno professionali. quello che ha deciso di fare questo scenografo tedesco, o per lo meno, come l’ho interpretato io, senza star molto dietro al volantino, è quello di inserire le persone partecipanti a questa performance, una ventina di ballerini, all’interno dell’arredo urbano delle città (in questo caso londra, ma la stessa performance è già stata eseguita altrove). riempire i “buchi” presenti agli angoli delle strade, diventare in tutto e per tutto un accessorio, al pari di una cabina telefonica, di un portabici, di un palo della luce. e così, per oltre un’ora, ho girato attorno a questi ragazzi, giovanissimi, in tuta, con felpe colorate (molto amari, ma meno colori primari e più colori fighi), che subito dopo aver “arredato” un pezzo di città, ti superavano di corsa, per andare al prossimo “checkpoint” e proseguire la loro performance. in tutto ciò, la scelta, credo e spero voluta, di avere tutti o quasi il cappuccio in testa, ed il più delle volte di apparire di spalle, senza mostrare il viso: essendo una parte dell’arredamento, al pari di una fioriera qualsiasi, sfugge la necessità che questi elementi siano distinguibili, identificabili l’uno dall’altro. ecco, questo particolare, forse, è quello che più ho gradito. si finiva per riconoscere un ballerino piuttosto che un altro dall’accoppiamento cromatico pantaloni felpa, più che dal viso. di moltissimi di questi, ad esempio, non capivo neanche se fossero ragazzi o ragazze. fioriere viventi, e nulla più.
questa performance, sarà durata un’ora, poco più. tra applausi per le pose più strane, e surreali, tipo queste,
gente che correva per immortalare la performance successiva, elementi decorativi di case tanto improbabili quanto memorabili,
bambine che uscivano dalla porta di casa chiedendosi probabilmente “ma perché sti qua col cappuccio si stanno buttando sulla mia spazzatura?!”
automobilisti incuranti ed infastiditi dalla gente fuori dal marciapiede.
saremo partiti, da spettatori, che eravamo un centinaio, e siamo finiti, sulle sponde del tamigi, in più di cinquecento. in mezzo, una serie di foto, più o meno ben riuscite. non era facile fare delle foto professionali di queste installazioni, perché ci si imbatteva in loro girato l’angolo, all’improvviso, e magari, a prima vista, neanche li si notava, tanto erano riusciti, a loro modo, ad integrarsi perfettamente con lo spazio circostante. quando poi, però, l’ennesima performance si materializzava, subito un capannello di persone, e fotografarli era praticamente impossibile.
ed inoltre un video,
un making of, quello che appariva, il più delle volte, sotto l’occhio dello spettatore, senza filtri. tutto molto genuino. tutto molto “family-friendly”, come diceva il volantino che un gruppo di ragazzi distribuiva durante il percorso. ma tutto estremamente interessante.