“CIOÈ, HAI CAPITO, TU CI DEVI DARE I SOLDI, ALTRIMENTI TI AMMAZZIAMO”
(ovverosia, LA CORAZZATA POTEMKIN. RIVISITATA.)
Ieri sera, più notte che sera a dirla tutta, stavo ultimando le mie ultime cose in preparazione del viaggio che mi porterà per cinque sei giorni lontano dall’italia, a madrid.
quando già stavo per spegnere il pc, mi accorgo che sono arrivate due nuove mail. una di queste, era della stessa persona che, in poco più di due settimane, si è ripassata il mio blog, alla ricerca di post che valesse la pena rivedere, correggere, per chissà cosa in futuro. mi segnalava un link ad un video di youtube, e già dal titolo della mail, avevo capito di cosa si trattava.
che anno sarà stato?! non saprei…2002, 2003, 2004. dovevamo far le comparse per “vivere”. nel senso della telenovela, non del verbo. dovevamofare gli studenti diciottenni. tra gli altri c’ero io, mio fratello, e carlo. mio fratello, era diciottenne, o poco più. io e carlo mica tanto. ed infatti io ero ricorso al cappellino, per coprire un’attaccatura, come dire, un po’ alta. dopo il primo giorno di comparse, avevano deciso che noi tre saremmo serviti per un’altra scena, e quindi ci invitarono, una settimana dopo, a ripresentarci, stesso luogo, stesso identico abbigliamento.
avevamo, ovviamente tra virgolette, una parte più importante. gli sceneggiatori di vivere, a cui evidentemente quelli di lost fanno una pippa, avevano deciso che, nella storia, ad un certo punto, ci sarebbe dovuta essere una scena drammatica, di un incidente. una ragazza, una delle protagoniste della soap, partiva col traghetto, lasciando in custodia ai genitori il figlio nato da poco. una persona, anch’essa protagonista, aveva attraversato, a quanto ci avevano spiegato, una serie di problemi, lavoro, alcool, cose così. e, in questa scena, si presentava per lui l’occasione del famigerato riscatto sociale. finalmente, poteva essere riammesso in società. e dalla porta principale. come? portando in salvo un neonato. salvandolo da cosa? da morte sicura nelle acque del lago. e non perché gelide, ma perché una delle acque più inquinate dell’europa continentale. è come ce lo facciamo finire, un neonato, nel lago? semplice, si saranno detti gli sceneggiatori, facciamo cadere la carrozzina col neonato, in piena corazzata potemkin, da delle scale, lungo uno scivolo, direttamente in acqua (che poi, qui, dovrei aprire una parentesi, riguardo l’uso che si fa, del lago, in questa telenovela, che credo venga tutt’ora messa in onda. in molte scene di questo programma televisivo, molti addii, avvengono con la partenza, di uno dei protagonisti, tramite battello, per via lacustre. una trasposizione moderna e patinata dei promessi sposi per la quale, il mite alessandro manzoni, sta bestemmiando la madonna ininterrottamente da sei anni. eccato che, qualsiasi persona assennata, anche non abitante in provincia di como, sa che il battello lo usi per andare al paesino sulla sponda opposta, roba tipo 15 chilometri di macchina. trattandosi di un lago, per sua stessa definizione, è un po’ difficile che si riesca ad andare dall’altra parte del mondo, con un battello della “navigazione lago di como”. anche perché l’adda, che esce, sul ramo di lecco, dal lago, non è tanto navigabile, quindi la massima botta di vita, in negativo, è prendere e trasferirsi da como a lecco…gran bella scelta di merda, tra l’altro. ma qui chiudo la parentesi). e come fa la carrozzina a finire in acqua? semplice. prendiamo dei ragazzi, diciottenni, all’uscita da scuola, e facciamo sì che questi discoli, inavvertitamente, colpiscano la carrozzina. ed anziché fermarla subito, la guardino, immobili, in un interminabile rallenty in cui sanno di averla fatta grossa. e come fanno a colpirla? semplice: saranno lì a spingersi tra loro, dicendosi frasi tipo “oh senti, tu devi lasciare in pace la mia tipa, mi han detto che le hai chiesto di uscire..:” piuttosto che “oh, mi devi un deca per il fumo che ti ho dato settimana scorsa…”.
ed è così che io, mio fratello, e carlo, siamo entrati, e dalla porta principale, nel mondo dello showbiz. e, velocissimamente, ne siamo usciti. forse perché, un po’ come succede nel mondo delle galere, anche nel “dorato mondo dello spettacolo”, puoi fare di tutto, ma non puoi prendertela coi bambini. ed infatti, dopo quel momento, le nostre apparizioni, furono sporadiche.
note a margine prima di gustarvi il video:
- io e carlo, forti del fatto che fossimo più grandi, decidemmo che sarebbe stato mio fratello ad urtare, di spalle, la carrozzina
- quella scena, fu fatta una decina di volte. perché non eravamo realistici, e soprattutto perché tutte le volte che toccavamo la carrozzina, a) non si muoveva, b) non si muoveva abbastanza, c) dopo due centimetri finiva contro il parapetto, d) scoppiavamo a ridere mentre cadeva, e) partiva in diagonale verso il parapetto opposto, f) ci eravamo dimenticati di fare il gesto, con la mano, come a tentare un disperato salvataggio della carrozzina, g) non eravamo credibili nello spintonarci, h) la carrozzina non scendeva dritta neanche a pagarla perché mio fratello non la colpiva in maniera giusta, i) mio fratello non la colpiva in maniera giusta perché io non lo spingevo con la schiena nel punto giusto della carrozzina, j) non spingevo mio fratello nella maniera giusta perché il mio unico obbiettivo era farmi riconoscere il meno possibile da potenziali insospettabili telespettatori della soap. e così via.
- nella scena, io mi muovo come se fossi stato appena catapultato lì dal video “aspettando il sole”, di neffa e i messaggeri della dopa.
- per rendere credibile la scena, io e carlo dicevamo a mio fratello “ohhh, ci hai rotto il cazzo, non ti devi comportare così, fa che ci hai fatto girare i coglioni, ti facciamo il culo, sei morto, eccetera”.
ok. detto questo, direi che potete anche farvela, sta risata. buona visione. ah, non ci crederete, ma come in ogni prodotto televisivo italiano, anche in questo caso, l’audio, serve a poco o niente.
