BICI NUOVA, GENTE VECCHIA
ieri, sul sito di radio popolare, trovo una bici da donna, usata, in vendita a 29 euro, zona lambrate.
decido di andarla a prendere dopo il lavoro, verso le otto di sera.
dopo che, mesi fa, fuori da un bar, mi hanno completamente distrutto la mia vecchia bici bianca (che voi siate maledetti) (maledetto me, come direbbe carlo) questa bici, al momento rossa, sarà la mia nuova compagna, spero, per i prossimi tempi.
il proprietario, il classico tipo che ascolta radio radicale, mi dà una gonfiata alle ruote, e così due minuti dopo sono in via console flaminio, a fare girare un po’ questa bici usata (nell’ultima frase, una delle parole è un eufemismo. indovinate quale). il piano è portare la bici in zona lambrate, legarla, e poi passare a ritirarla a fine serata, quando ci sarà meno traffico in giro.
giro l’angolo di via rombon, e vedo una cancellata marrone. c’è un cartello che invita a non legare le bici su questo cancello, ma io, sinceramente, me ne frego, mi fermo, ed inizio a legarla: in fondo, sinceramente, non capisco che fastidio possa dare una bici legata, viviamo in una città con un livello di inquinamento incredibile, e c’è gente che si preoccupa delle bici legate ai cancelli, anziché del fatto che il loro figlio di tre anni, respira merda.
ovviamente, mentre la sto legando, arriva un tizio sul marciapiede, su di una vespa rossa, vestito in giacca e cravatta, un signore sui cinquant’anni ed iniziamo sto dialogo:
lui: scusi, cosa sta cercando di fare?
io: sto legando la bici.
lui: ha letto quel cartello!?
io: no.
lui: c’è scritto che non si possono legare bici..
io: ma che fastidio le danno!?
lui: se vedono una bici legata, tutti gli altri la legano, e il cancello si rovina..io sono l’amministratore (ed indica il palazzo, in cui c’è anche una banca, quindi non capisco se è l’amministratore del palazzo, o della banca popolare di milano. è l’amministratore, e basta).
io: per me lei può essere anche il presidente della banca d’italia, non me ne può fottere di meno
lui: tolga quella bici dal cancello…
io: ma lei non ha niente da fare, alle sette e mezza di sera?! (notare, erano le otto e mezzo)
lui: la vuole ritrovare la bici, domani mattina!?
io: guardi, per me le può fare quel cazzo che vuole, tanto non me ne frega niente della bici. ora prenda, e se ne vada a casa, su…
lui: la vuole ritrovare la bici, domani mattina!?
io: ma a me non me ne fotte niente della sue minacce, prenda e se ne vada, mi ha rotto i coglioni. e se vuole fare qualcosa alla bici, appena me ne vado, chiami le ronde padane.
e lui prende, gira la sua fottuta vespa rossa, e se ne va.
mi ha messo un gran nervosismo, ed al tempo stesso una gran tristezza, sto dialogo. sto bigolo che arriva lì, con la sua maledetta vespa rossa, a dirmi cosa devo o non devo fare. perché lui è l’AMMINISTRATORE. c’è questo fastidio, generalizzato, verso le bici. come se quelli in bici, facessero qualcosa, a parte respirare merda. pensare che un uomo di cinquant’anni, probabilmente, ieri sera, dopo un’oretta, con l’aiuto del buio, sarebbe sceso giù, in vestaglia, per bucare la gomma ad una bici, lo trovavo surreale, ma quantomeno probabile, nella testa dell’AMMINISTRATORE.
la cosa che mi è spiaciuta di più. in tutto ciò, è che le migliori risposte da dare a quel bigolo, a parte offenderlo, non mi sono venute. non appena mi aveva detto che era l’AMMINISTRATORE, io avrei dovuto rispondere “io invece sono il LEGISLATORE” (e così facevamo la gara tra le cariche più importanti). e quando mi ha detto se volevo ritrovare la bici, il giorno dopo, avrei dovuto dirgli “guardi, ho un’ottima memoria, e già mi ricordo la targa della sua vespa rossa da terone. e non si preoccupi, se questa bici avrà un solo graffio in più rispetto ai centomila che già ha, il mio unico scopo nella vita sarà distruggerle quella merda di due ruote su cui poggi il tuo culo molle. adesso, vai a farti fottere, che io ho da fare”.
sono le classiche frasi che ti vengono in mente cinque minuti dopo, quando sali in macchina di una persona con cui giusto venti minuti prima stavi parlando di ecologia, di sviluppo sostenibile, di ambiente, e quant’altro. ci ripasserò, sicuramente, da quel cazzo di palazzo. magari quando passo tardi, ed ho voglia di attaccarmi al citofono. avrei solo voglia, per questo motivo, che i miei due amici che lavorano a cento metri da lì, paolo e carlo, scoprissero come si chiama, l’AMMINISTRATORE.
